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Enzo Jannacci addio

Venerdì 05 Aprile 2013 06:06 Pubblicato in 01 - 2013

di Piero Del Giudice

 

I suoi testi, le musiche elementari, facili da ricordare - in cui si inscrivono questi testi - e i personaggi che si raccontano, sono la didascalia e la colonna sonora degli anni della seconda industrializzazione italiana. Gli anni del 'miracolo' economico e del triangolo industriale Torino, Genova, Milano. Nasce con lui e con il primo Gaber, la scuola milanese della canzone d'autore, complice Nanni Ricordi che raccoglie e pubblica le nuove storie in musica delle città del Nord.

Melania Mazzucco, Il filo tenace del racconto

Giovedì 28 Giugno 2012 08:03 Pubblicato in Luglio / Agosto 2012

di Paola Pentimella Testa

 

Melania Mazzucco è nata a Roma nel 1966. Il suo romanzo d’esordio Il bacio della Medusa, scritto a trenta anni, la segnala alla critica letteraria e aggrega un primo gruppo di lettori. La notorietà arriva con La camera di Baltus (1998), Lei così amata (2000) e soprattutto con Vita (2003) il suo libro migliore. Per il teatro con Luigi Guarnieri, a metà degli anni 90, scrive Una pallida felicità-Un anno nella vita di Giovanni Pascoli. Si è occupata a lungo di sceneggiature per il cinema e la televisione. Il suo romanzo Un giorno perfetto viene tradotto in film da Ferzan Ozpetek, Limbo - il suo ultimo libro - si misura con la più stretta attualità. Ha dedicato anni di ricerche e studi al pittore veneziano Jacopo Tintoretto e alla sua famiglia, resi nel poderoso tomo Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana. Ha ampiamente contribuito alla recente mostra romana di Tintoretto, curata da Vittorio Sgarbi. È oggi la più coerente e consolidata rappresentante di una letteratura italiana al femminile.

Beatrice la democrazia, ogni giorno

Mercoledì 30 Marzo 2011 13:17 Pubblicato in Aprile

“La mia preoccupazione e la mia speranza sono i giovani. La loro è una condizione ai margini. Sono precari - nel lavoro, nei modi di pensare e comunicare - sono disorientati, dipendenti. Ma è su loro che si fonda la possibilità di una società diversa. Il mio pensiero costante è per le donne, la mancanza dei servizi nei quartieri, le fatiche e le barriere che si alzano ogni giorno sulla donna. Ma è solo con le donne -con la loro forza e fantasia - che si potrà cambiare il mondo, e cambiare i quartieri di cui mi occupo ogni giorno nella mia città, nella mia Zona. Il mio sentimento è di indignazione  davanti alle condizioni in cui vivono tanti lavoratori stranieri che abitano nella Zona, per la discriminazione che ne fa dei figli di un dio minore, dal problema della casa, della famiglia, del ricongiungimento familiare, alle libertà culturali e confessionali... Questi, più altri propositi, costituiscono il “credo” che recito - non in virtù della mia educazione cattolica, ma per i miei fondamenti democratici - ogni mattina di ogni giorno, dal lunedì al venerdì (ma anche il sabato e la domenica), prima di cominciare il lavoro di relazioni, di ascolto e di intervento che mi impegna come presidente del Consiglio della Zona 9.”
di Piero Del Giudice  foto di Bruna Orlandi


Le città italiane sono divise in circoscrizioni o “zone”. Niente a che fare con La Zona, il film del messicano Rodrigo Plà. Lì la Zona, è un quartiere ricco nel centro di Città del Messico, recintato e protetto da guardie private. A Milano le zone sono strutture politico-amministrative decentrate nel territorio. Sono 9 in tutta la capitale lombarda. Più o meno corrispondono ad una popolazione di 160-170.000 abitanti per zona. Sono composte da più quartieri senza una logica apparente. L’istituto di gestione è il Consiglio. Nove consigli per altrettante zone, ognuno con 41 consiglieri - a parte il Consiglio della Zona 1 (il centro, con meno abitanti) che ha una decina di consiglieri in meno. I consigli di zona vengono votati dagli elettori di Milano, nelle consultazioni amministrative.
Beatrice Uguccioni, è presidente del Consiglio di Zona9, una delle due presidenti donna di Milano - una rarità -, ma quello che la rende unica è il fatto che  il Consiglio di Zona che presiede è, nella città, l’unico di centro-sinistra. Affori, Bruzzano, Niguarda, la Bovisasca, la Comasina, l’Isola…tutti con una forte storia sociale e culturale i quartieri della Zona9.  Già teatro di lotte della Resistenza e di lotte operaie del dopoguerra (Niguarda la “rossa”), vivaci insediamenti culturali all’Isola, notti bianche di una stanca “Milano da bere” a Garibaldi-Corso Como (qui i ritrovi della nuova borghesia della speculazione edilizia, della moda e degli studi televisivi).
Autoctona, nata a Bruzzano quaranta anni fa, tre figli - Chiara 12 anni, Andrea 10, Luca 6 che “porto a scuola ogni mattina” - Maurizio, il marito, funzionario di banca che fa buon viso alle sue scelte sociali e politiche, Beatrice: “Ho fatto il liceo classico all’Omero di Bruzzano, mi sono laureata in filosofia con una tesi sperimentale sull’inserimento degli stranieri a Milano - in particolare delle famiglie e soprattutto delle famiglie filippine”.

Non passa giorno in cui in Italia non siano inquisiti e/o arrestati, Sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali. Tra due mesi (15-16 maggio) c’è il rinnovo amministrativo. Lei ha fama di persona onesta, per quattro anni ha gestito una vasta zona come la 9 e si ripresenta candidata. Perché?
Gli scandali ricorrenti sono talmente lontani dallo spazio di azione dei Consigli di Zona che non rispondo se non riaffermando i miei interessi sociali e le mie convinzioni politiche. La mia storia politica è semplice, vengo dal partito Popolare di Martinazzoli, che è confluito nella Margherita, poi nell’Ulivo e poi nel Pd Partito Democratico, all’interno della cui lista mi ripresento. A sedici-diciassette anni ho seguito i corsi di preparazione politica  e impegno civile organizzati dalla diocesi allora guidata dal cardinale Martini. Ho lavorato cinque anni in università seguendo le problematiche del volontariato e degli stranieri e per dieci anni in Regione per il Partito Popolare: tematiche sanitarie e redazione della rivista Noi popolari. Nel 2001 mi sono candidata in zona come consigliera e sono stata in consiglio all’opposizione sino al 2006. In quell’anno sono stata eletta con l’Ulivo e da allora sono presidente della Zona.

Quando parliamo di Zona 9 di cosa parliamo?
Di 168.000 abitanti - una realtà grande quasi come Brescia, la seconda città della Lombardia - parliamo di dieci e più quartieri con caratteristiche e problematiche diverse e di una popolazione composita per lavoro e attività svolte, per età e per nazionalità. Ci sono quartieri in cui è forte la presenza degli anziani, alla Nuova Bicocca c’è una forte presenza di giovani e ci sono quartieri popolati da non italiani che frequentano le nostre scuole, hanno bisogno di servizi, lavorano qui, vivono qui, consumano qui.  I quartieri si sono enormemente trasformati in pochi decenni. In via Imbonati c’era la grande Carlo Erba con migliaia di chimici, alla Bicocca dove adesso ci sono i complessi universitari c’era la Pirelli con quindicimila operai, Niguarda era un quartiere operaio molto combattivo e di questo rimane traccia nelle scelte culturali del Teatro della cooperativa di Renato Sarti…

A proposito, con teatri e spettacoli il Consiglio ha lavorato bene, no?
Il Teatro della cooperativa e il Teatro Verdi all’Isola sono le realtà più significative. Con loro e altri abbiamo  collaborato anche  al progetto “card Zona 9 a teatro gratis” e teatro a prezzi agevolati. Con possibilità di offerte particolari, creando un piccolo movimento di neofiti del teatro che ha caratterizzato la zona.

Quali risorse hanno i consigli di zona?
Le circoscrizioni rappresenterebbero delle grandissime opportunità e hanno grandi potenzialità. Ma non sono sfruttate. A differenza di Roma dove ci sono le municipalità, cioè amministrazioni zonali con un bilancio proprio autonomo e autonomia anche nelle scelte, a Milano i consigli di zona sono del tutto dipendenti dalla amministrazione centrale e hanno sempre meno risorse. Sul bilancio, sulle licenze grandi e piccole, sulla viabilità e la progettazione edilizia di piano, a noi viene chiesto solo il parere consultivo, non è vincolante. Sulle questioni edilizie…

Ecco il piano urbanistico, la questione edilizia! Il Comune dice che concede licenze di edificazioni e deroghe perchè la popolazione di Milano aumenterà in breve di mezzo milione di abitanti. Lei cosa dice?
Da questa città la gente scappa, altro che aumentare. Nella mia zona palese e drammatica è la speculazione edilizia nei quartiere Isola, Affori e Bruzzano, dove c’è stata una modifica urbanistica di grande impatto, con aggravamento delle tradizionali problematiche: ad aumento di edificazione non è mai corrisposto aumento di servizi. All’Isola è aumentata l’edificazione, una edificazione di lusso che contrasta con il ridimensionamento della crisi, fanno appartamenti i cui futuri fruitori dovrebbero essere milionari. Sono progetti che abbiamo contrastato decisamente. Sui pareri negativi che abbiamo dato sono tranquillamente passati sopra, sulla richiesta che almeno venissero garantiti servizi per i cittadini - centri civici, biblioteche, centri anziani, servizi per i giovani - c’è sempre una grande nebbia. Non è possibile che un Sindaco, una giunta amministrino una città facendosi dettare le linee guida per la pianificazione della città da chi  deve costruire.

Il Consiglio di Zona ha un po’ di autonomia, solo nella cultura e nell’associazionismo…
Sì, lì siamo autonomi, possiamo decidere quale tipo di progetto culturale e associativo sostenere. Ma le risorse sono poche, è molto limitante. I consigli di zona hanno poteri limitatissimi. Comunque, per gli anziani abbiamo aperto uno “sportello alzheimer” in collaborazione con l’ospedale di Niguarda…

Parliamo dei giovani?
D’accordo. Ad Affori con alcune associazioni abbiamo elaborato un progetto per creare uno spazio di aggregazione di quell’area giovanile che viene definita border line, quelli che “abitano le piazze perché non hanno altri luoghi dove trovarsi”. La questione-giovani è un po’ in tutti i quartieri. Ad Affori abbiamo dato in concessione uno spazio del Consiglio di Zona al «Centro di aggregazione giovanile la Lanterna». Uno spazio inutilizzato che abbiamo reso dignitoso - impianto elettrico, un minimo di ristrutturazione - e dato a questa associazione. Riattivato è molto utilizzato. Stessi problemi alla Bovisasca e in Comasina. A Niguarda abbiamo il «Centro di aggregazione giovanile di via Ciriè» nel bel mezzo delle case popolari, con una sala prove musicali, in un quartiere molto complicato.

Nessuno si occupa di questi giovani a Milano?
Ma basta guardare i parchi! Sono tutti tarati per una età che va da zero a undici anni, oltre alle altalene e ai cavallucci - a parte qualche esempio molto limitato di parete da roccia - non hanno immaginato niente! C’era una pista da skateboard e l’hanno chiusa.

In casa ci stanno male o una casa non ce l’hanno, spazi pubblici non ne ce ne sono, se dipingono sui muri li multano e anche li arrestano, se stanno in piazza a bere una birra li cacciano…
Ci sono due politiche. I ragazzi danno fastidio, circolano sostanze stupefacenti, si pestano, fanno rumore e allora si lavora sulla repressione. Poi c’è una politica aperta, che si interroga: perché questi giovani gravitano sulle piazze, perché vivono il disagio? Perché non hanno spazi sufficienti, per difficoltà in famiglia, per avere interrotto gli studi, perché non hanno un buon lavoro… Si devono prima di tutto offrire a questi ragazzi spazi per le loro attività e opportunità.

“Sicurezza”, nostro pane quotidiano. Cosa significa per Lei la “sicurezza”?
La filosofia che ha sempre distinto questa amministrazione di zona è quella di unire la richiesta di legalità con opportunità aggregative, presenza di associazioni soprattutto all’interno delle case popolari, cessione gratuita di negozietti chiusi perché se ne faccia presidio di incontri e relazioni…

Quando parliamo di pratiche discriminatorie palesi verso gli stranieri, di cosa parliamo?
L’immigrazione è un fenomeno strutturale, che ci accompagnerà per decenni, non può essere trattata come una emergenza. Il fenomeno appartiene alla questione sociale ed è sopranazionale. Il tema è agitato in chiave di “sicurezza” dalle autorità e dalle amministrazioni locali a fini di propaganda politica nascondendo così tutta l’impreparazione del Governo e dell’Amministrazione Comunale. A Milano, per esempio, gli stranieri sono impediti al ricongiungimento familiare con una serie di cavilli e di discriminazioni che hanno dell’incredibile, come quella che si rifà alla metratura della casa. Ostacolare i ricongiungimenti è una follia. Noi chiediamo ai non-italiani responsabilità, doveri, ma vogliamo garantire a loro i loro diritti.


Tra un colloquio e l’altro. Un sms e l’altro. La coppia di anziani che aspetta sul divanetto del corridoio del primo piano di villa Hanau – lineare residenza ottocentesca di campagna – davanti alla porta dell’ufficio di presidenza per protestare per gli schiamazzi notturni. Un altro che aspetta e ripete “che indecenza” le prostitute e i loro fuochi sulla Comasina. Gli operai in manifestazione contro la chiusura della loro boita, aspettano anche loro nel parco di villa Hanau. Le operaie e madri che vengono da Beatrice per gli asili nido pubblici che non hanno posti e quelli privati – ti pareva – che hanno alzato le rette a 5-600 euro al mese a bambino. Gli studenti con l’acqua che piove in classe, l’orchestrina che ha bisogno di uno spazio per le prove, la galleria d’arte che chiede una politica culturale più vasta.
Tra un consiglio e l’altro, con una opposizione che vota sempre contro, leader di una coalizione che stenta a lavorare in squadra. E ci sono i rapporti con l’amministrazione centrale, la Destra della Sicurezza e della Speculazione edilizia. E c’è la necessaria presenza nelle commissioni comunali - quelle della circoscrizione sono otto e non stiamo a dirle tutte - almeno quando si tratta di problemi inerenti la zona… dalle sette di mattina a prima di cena, e quando c’è Consiglio anche dopocena.
“La democrazia si costruisce ogni giorno”, così si congeda, con poche parole Beatrice della Zona9 che “non ho un minuto da perdere, se vogliamo salvare qualcosa”.   

Il terzo settore

La “richiesta” di psicologia e psicoterapia è in costante aumento. I costi delle sedute e delle consulenze non sono alla portata di tutti e la crisi economica sta mordendo. A fronte di un bisogno di tutti gli strati sociali, solo le persone più abbienti hanno accesso alle cure e alle consulenze psicologiche. La salute mentale, sotto alcuni punti di vista sta diventando una cosa “per ricchi”. Il settore pubblico non riesce a soddisfare le richieste Simone Cucchettidei cittadini, le prestazioni private risultano inaccessibili ai più: il terzo settore rappresenta l’unica alternativa. Organizzazioni di volontariato, fondazioni e cooperative sociali rappresentano per il tessuto sociale italiano risorse imprescindibili. Ed è cresciuta la consapevolezza della necessità di virare il proprio intervento in senso professionale. Per questo motivo, educatori professionali, psicologi, mediatori culturali e psicoterapeuti hanno potuto portare il loro contributo a un numero crescente di utenti. Come psicoterapeuta di matrice “adleriana”, ho sempre mantenuto un interesse per il “sociale” e per tutte quelle iniziative, più o meno spontanee, che dal basso, intendono occuparsi del prossimo. Interpreto il mio ruolo sociale di psicoterapeuta ispirandomi alla figura di Alfred Adler che, dopo essersi staccato dal circolo freudiano, ha avuto modo di sviluppare una teoria psicologica che sempre di più si è configurata in senso “filosofico”. Non si occupava solo di pazienti danarosi e borghesi, ma si dedicava anima e corpo alle fasce più deboli della popolazione, la classe media e la classe operaia nella Vienna di inizio Novecento. Ho la fortuna di collaborare con una realtà come la “Lanterna” che si occupa di interventi educativi rivolti agli adolescenti e che sostiene al tempo stesso, con interventi mirati e consulenze, i genitori, gli insegnanti e, in definitiva, il territorio. Lo psicoterapeuta non perde nulla della sua specificità nel momento in cui abbandona la stanza d’analisi (che pure è il suo contesto d’elezione) per occuparsi di ragazzi e famiglie, studiando e progettando interventi educativi sempre più specifici ed efficaci. La Lanterna rappresenta il classico esempio di realtà nata dalle persone per sostenere il territorio e lo psicoterapeuta può rappresentare un valido sostegno alle iniziative guidate dal sentimento sociale. Quello stesso Gemeinschaftsgefühl che Adler indicava come base fondamentale per una società cooperativa e come fattore fondamentale, in psicoterapia, per la costruzione di uno “stile di vita” sano e soddisfacente.    
(Simone Cucchetti)

 

La Lanterna

La «Lanterna», in viale Affori 12 di Milano, è un Centro di Aggregazione Giovanile (CAG) che opera nel quartiere. Le sue attività iniziano, su base volontaria, nel 1993, con una particolare attenzione ai minori. Si trattava allora di otto bambini, oggi i giovani seguiti dalla Lanterna sono una ottantina, con vari problemi e interessi e ci sono una settantina di genitori che hanno un rapporto costante con l’associazione per “fare meglio i genitori”. Negli anni Novanta a fianco dei volontari alla Lanterna cominciano a lavorare dei professionisti - educatrici, psicologi -  e inizia anche la parte più originale e avanzata del lavoro, quella di progetti educativi “di strada” che partono dal principio di andare ai giovani invece che aspettarli, conoscere i problemi nel loro teatro concreto invece che immaginarli. All’inizio del millennio la Lanterna apre due “sportelli” pubblici, uno per gli adolescenti e uno per i genitori.
L’associazione è prima di tutto luogo di socializzazione e aggregazione dei giovani. Si occupa delle attività scolastiche, formative  e ludiche dei giovani e continua ad occuparsi delle famiglie spingendole a una partecipazione più attiva alla vita e cultura dei loro figli (la cosidetta “genitorialità sociale e attiva”). La linea della associazione è: mettere al centro i giovani, farne dei protagonisti in una società che deliberatamente li ignora. Sono nati allora i laboratori, i cineforum, gli stages di fotografia, di teatro, di murales, si animano riti di relazione e ritrovo come cene, pic-nic, merende al parco, gite, weekend al mare o in montagna. Lo sport ha ampio spazio: calcio, pallavolo, rugby, nei campi aperti e  nel parco pubblico di Villa Litta, e ha spazi indoor: tennis, pattinaggio su ghiaccio, tornei di calcio invernali, piscina.
Con le scuole del quartiere la Lanterna ha un “protocollo di intesa” basato sul lavoro volontario di alcuni insegnanti, per un “piano educativo e scolastico personalizzato”.

 

Teatro

Renato Sarti - scrittore, attore e regista – è il fondatore e l’anima del Teatro della cooperativa di Niguarda. Quando nasce e perché questo teatro?
La Cooperativa Edificatrice di Niguarda, fondata nel 1894, al suo interno aveva un salone, la Sala Risorgimento, dove non si svolgeva una attività teatrale e culturale continuativa. Io cullavo un vecchio sogno: gestire un teatro. L’incontro è stato proficuo. Nostro presupposto era quello di fare teatro e dare spazio a incontri, dibattiti, corsi. Così siamo diventati un luogo di libertà, spazio per realtà culturali, teatrali e associative dentro la più generale realtà che viviamo.

Renato SartiNiguarda, periferia operaia del secolo scorso, quartiere della Resistenza. È rimasto qualcosa?
I giovani sanno poco, niente o male di quello che è successo. Il Paese non ha memoria, a Niguarda esiste un patrimonio da valorizzare e salvaguardare. Il primo spettacolo prodotto autonomamente dal Teatro della Cooperativa è infatti Nome di battaglia Lia. Un testo basato su testimonianze raccolte da noi e in precedenza dalla sezione Anpi di Niguarda sulla vita e la morte di Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia (partigiana incinta di otto mesi uccisa il giorno prima della Liberazione).

Pièces fortemente impegnate I me ciamava par nom 4478 con la Sua interpretazione; Mai morti con Bepo Storti...manifestazioni originali di lotta come quella delle ragazze del call center di Legnano - replica nostrana e al femminile di Full Monty …
…incontri e dibattiti con gli operai della Innocenti, con le associazioni che si battono per i diritti dei lavoratori stranieri, che difendono l’acqua come bene pubblico, con gli operai della Vilnys … Il teatro come luogo di libertà e unità.

Niguarda e il Teatro della cooperativa sono nella Zona9 di Milano. Che rapporto avete con le altre realtà culturali e associative e con il Consiglio di Zona?
Molto proficuo e importante - soprattutto per l’organizzazione della rassegna Il Teatro nei cortili. Sono tantissime le realtà culturali, teatrali, associative con le quali abbiamo collaborato in questi anni. Oltre al Consiglio di Zona non posso non ricordare la Edificatrice di Niguarda, la Lega Coop e la Coop Lombardia, le Cooperative di Affori, di Dergano, i circoli Arci, i centri sociali, artisti, uomini di cultura o che operano nella società civile - da Franca Valeri a Giulia Lazzarini, da Moni Ovadia a Paolo Rossi, da Ale & Franz a Carlo Lucarelli, a Don Gallo…Sono poi convinto che un giovane che studia uno strumento musicale, recita o dipinge sarà anche un cittadino migliore. Solo una politica miope può illudersi di risolvere i problemi che attanagliano le nostre periferie solo con l’intervento delle forze dell’ordine.

La zona 9 è  flagellata da una fortissima speculazione edilizia…
Vorrei una città dove si vada in giro in bici tranquillamente, si respiri un’aria pulita, si dimetta l’automobile, si potenzi il trasporto pubblico.

Galleria Ostrakon

Opera nel cuore culturale di Milano, all’Isola. Di fronte alla galleria lo studio di Giancarlo Ossola, poi studi di posa, negozi d’arte, club musicali  che animano la vita culturale del quartiere. L’ingegner Dorino Iemmi è il direttore della Galleria d’arte “Ostrakon” di via Pastrengo, 15. Quando e perché la galleria?
Nel momento in cui mio figlio Guido decide, per mancanza di sponsor, di chiudere la sua nel luglio 2009. Ho cambiato solamente il nome: da “Guido Iemmi, Studio d’arte” a “Galleria Ostrakon”, inaugurando la prima mostra il 16 Dicembre 2009 con una collettiva di 14 artisti, fra cui alcuni  dei protagonisti, negli anni 1955-1960, della stagione del realismo esistenziale. 

Dorino IemmiLei lavora prima di tutto su artisti e caratteristiche di un’arte che si manifesta a Milano dalla metà del secolo scorso. Perché?
I primi anni del dopoguerra, nel cuore del secolo scorso, sono gli ultimi in cui si può ancora assistere, in occidente, al fiorire di una visione del mondo, quella esistenzialista. In arte il realismo esistenziale, sviluppatosi  appunto in quegli anni a Milano,  ne è una testimonianza cospicua. 

Che rapporti ha la Sua galleria con l’amministrazione decentrata rappresentata dal Consiglio di Zona 9?
Quei pochi, molto positivi. In particolare ho apprezzato la  disponibilità del Consiglio di Zona a ospitare nel parco di villa Hanau le grandi sculture dell’artista Brunivo Buttarelli  in occasione della mostra che la galleria ordinerà nel suo spazio a maggio. La Presidente Uguccioni interviene alle nostre vernici ed è entrata con noi nel merito di un progetto di cultura qualificato nel quartiere. Rapportarsi con il Consiglio e con le altre realtà - soprattutto culturali - del quartiere, è la via attraverso cui Ostrakon può superare i limiti della mera attività espositiva, per quanto qualificata sia.

Il quartiere Isola è  caratterizzato da una fortissima speculazione edilizia. Che tipo di sviluppo si prevede?
Costi al metro quadro alle stelle, espulsione dei vecchi abitanti e debole resistenza dei proprietari a fronte delle laute offerte delle immobiliari. Un film che abbiamo già visto. Ma non credo che l’Isola, perderà il carattere di un quartiere dove è bello passeggiare, conversare, scambiare. Non sarà un quartiere di soli uffici che si svuota alla sera.

 

Giorgio Tentolini. L’ombra del reale

Giovedì 28 Giugno 2012 06:18 Pubblicato in Luglio / Agosto 2012

di Piero Del Giudice

foto di Andrea Angelucci e Giorgio Tentolini

 

Ha fatto le scuole d’arte e gli stages d’uso, ha impegni crescenti come grafico free-lance, vive e lavora nell’azienda agricola di famiglia, alla periferia di Casalmaggiore, provincia di Cremona al confine emiliano. Le opere di Giorgio Tentolini  - su carta e acetati - partono dalla fotografia, progetta in digitale e realizza con un minuzioso lavoro manuale (forbici e bisturi). La tessitura del suo argomentare si regge su espressioni come “dover finire un lavoro a tutti i costi”, “tempi scanditi da pressioni esterne”, “paziente metodica imparata da mia nonna”, “lavorare nei campi dà un metodo”.

Dalla Maremma al bar Giamaica

Lunedì 19 Dicembre 2011 13:25 Pubblicato in Gennaio/Febbraio 2012

 

di Piero Del Giudice

foto e documenti archivio Cavallini

 

 

Vita e opere del pittore Furio Cavallini

 

Cecina. L’appartamento dei coniugi Cavallini, Furio e Deanna, è  al piano terreno di una palazzina bianca con venature azzurre, come altre in fila lungo la strada leggermente in discesa verso il mare. Edilizia precaria e piena di luce delle borgate marine decollate, in Etruria, negli anni Sessanta del ‘miracolo economico italiano’ coté tourisme [“…sento dire che la nostra costa, specialmente da Follonica in giù, la stanno sputtanando, e la riempiono di svedesi, svizzeri e milanesi, tutta gente brutta e livida”. Milano, 22 dicembre 1962, lettera di Luciano Bianciardi a Cavallini].

Gli infiniti mondi

Venerdì 29 Novembre 2013 07:03 Pubblicato in 04 - 2013

di Piero Del Giudice

foto di Tiziano Neppi


Ha rivoluzionato l’organizzazione dell’astrofisica in Italia, ha dedicato la vita alla ricerca, studio, insegnamento, alla saggistica scientifica e divulgativa, all’impegno civile nella battaglia politica per la democrazia e la Costituzione. Sino alla fine tra piante da giardino e animali domestici, vegetariana per amore del ‘vivente’, atea ‘per fede’. Margherita Hack, nata Firenze il 12 giugno 1922 è morta il 29 giugno di quest’anno. La ricordiamo riprendendo questo incontro-intervista dell’aprile 1999, in Trieste.

Giovanni Orelli. Tutto è cambiato

Giovedì 03 Aprile 2014 06:22 Pubblicato in 01 - 2014

di Piero Del Giudice


Romanziere, poeta, critico letterario, debutta a metà degli anni Sessanta con il romanzo L’anno della valanga. Libro fortemente voluto nei tipi della Mondadori da Vittorio Sereni - “il poeta e l’intellettuale più vicino alla letteratura svizzero-italiana” dice di lui lo scrittore ticinese.

di Piero Del Giudice

«Non mi piace la parola identità, è qualcosa che evoca la caserma, la verifica della identità quando si viene fermati o arrestati. Piuttosto parlerei di radici. Come un albero le portiamo con noi, non si possono tagliare. Non ci si può staccare dalle proprie radici. Si cambia nome, si cambia il colore dei capelli da corvini a biondi, ci si converte al cristianesimo…Dico “sai, puoi cambiare il nome arabo che hai, la religione, l’acconciatura, ma sarai sempre un arabo. Anche se vai a nasconderti dai cristiani, prima di tutto sei un arabo. Non è una vergogna essere arabo o nordafricano, si è figli dei propri genitori…Chi non sa riconoscersi ci vive male dentro la propria pelle, sta male per come è. Ed è una persona malata, un alienato. Bisogna avere un buon rapporto con le radici perché possono sempre vendicarsi». Mai come in questi mesi Ben Jelloun esorta a guardare al mondo arabo, ad essere orgogliosi delle radici arabe, a tener fermo lo sguardo sulle terre da dove si è venuti perché finalmente il mondo arabo è in rivolta, chiede pane, lavoro e diritti, democrazia e libertà. E sono i giovani di Tunisi e del Cairo a nutrire l’immaginario per il cambiamento in Europa, a scuotere le nuove generazioni europee.

La crisi, il debito, la colpa

Martedì 02 Aprile 2013 12:01 Pubblicato in 01 - 2013

di Piero Del Giudice

 

 

Incontro con Christian Marazzi

 

 

 

È nato nel 1951 a Lugano. Ha insegnato nelle università di Padova, New York, Losanna, Ginevra. È docente al Dipartimento di lavoro sociale del Supsi (Scuola Universitaria Professionale Svizzera italiana).

di Piero Del Giudice

foto di Tobias Bohm

 

Ingo Schulze ha esordito nel 1995 con il libro di racconti brevi 33 attimi di felicità. Testo e autore si imposero alla attenzione internazionale come fenomeno letterario post-DDR.

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