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Visualizza articoli per tag: Diario libri

Il padre-monumento

Martedì 02 Aprile 2013 09:30 Pubblicato in Libri

di Andrea Cortellessa

 

Nata a Basilea e morta a 78 anni nel 2001, Alice Ceresa è stata la maggiore narratrice della neoavanguardia. Ed è una scrittrice oggi dimenticata.

Luigi Di Ruscio

Venerdì 26 Agosto 2011 06:08 Pubblicato in Settembre

di Piero Del Giudice

"Ai compagni con cui ho lavoratoper quasi una vita”, «Questa notte vi ho sognato/ tutti/ splendidamente vivi/ ritornammo a rivedere/ tutti gli orrori di quel reparto ridendo/ non sono riusciti ad ammazzarci/siamo ancora tutti vivi/ nuovi come fossimo risuscitati/ non più contaminati della sporca morte». « È questo essere insieme la prova dell’epoca, devono imparare ad accettarsi così come sono perché è vero quello che mi diceva nonna analfabeta “siamo tutti figli di madri”, le nostre diversità contano meno di tutto quello che abbiamo in comune. Quell’essere insieme come quando ero in quel reparto, italiano insieme a tutti i norvegesi, quasi la pecora nera tra i biondi e gli azzurrati eppure eravamo insieme e fummo insieme per diecine d’anni continui. Ero insieme a tutti voi con le vostre tute, con gli ingenui vestiti della domenica, li ricordo uno a uno ora che sono quasi tutti morti». È, in poesia e in prosa, Luigi Di Ruscio. Nato a Fermo nelle Marche, nel 1930, emigrato in Norvegia, dove muore, a Oslo, pochi mesi fa. Vi lavora come operaio metalmeccanico per una vita, vi si sposa con Mary Sandberg, lascia quattro figli. Di Ruscio di giorno vive, fuma, parla - in norvegese - con i compagni di lavoro, la sera e la notte scrive versi e prose in italiano. Un bell’italiano con costrutti gergali, inflessioni dialettali, forte. Di lui colpisce sempre il dettato irrompente, l’aggressività che preme, l’efficacia minacciosa di una lingua fluente e semplice, la musicalità ossessiva, il ritmo anzi, ‘fordista’, dei suoi versi. Su sfondi apocalittici, in trampoli su retoriche castigatrici dei costumi, moralista ed epigrammatico nonostante la sua poesia sia narrativa, ampia, dal lungo verso. È stato un uomo di lettere singolare e antiaccademico. Non si è lasciato sedurre e limitare dalla targa di “poeta operaio” quando di moda. Ha rovesciato sul banco della comunicazione la sua ruvidezza a metà contadina e operaia, di carni ed ossa logorate dalla fatica e dal lavoro. Leggere, in poesia: Le streghe s’arrotano le dentiere, Istruzioni per l’uso della repressione, Firmum (autoantologia); in prosa Palmiro, Le mitologie di Mary.

 

Il padre-tiranno

Martedì 02 Aprile 2013 09:33 Pubblicato in Libri

di Andrea Cortellessa

 

Tenera Valse è lo pseudonimo di una giovane donna meridionale che ha fatto scandalo nel 2011 con Portami tante rose memoir di un’insegnante precaria dedita alla prostituzione.

Liberatevi

Venerdì 26 Agosto 2011 00:00 Pubblicato in Settembre

di Giulia Bondi

Perché scegliere la nonviolenza? Perché nella violenza il potere è comunque più forte e abile di noi. E anche così, “è molto poco probabile raggiungere l’obiettivo senza perdite di vite umane”. Edito in Italia da Add, con veste grafica identica a Indignatevi! di Stéphane Hessel, Liberatevi! di Gene Sharp è un manuale-bibliografia per aspiranti rivoluzionari nonviolenti.

Diario di un trasloco

Giovedì 11 Ottobre 2012 12:05 Pubblicato in Settembre / Ottobre 2012

 

Dnevnik selidbe (“Diario in trasloco”), questo il titolo originario del piccolo aureo libro di Dževad Karahasan, scritto nell’assedio di Sarajevo, assemblato e pubblicato fuori della “blokada”, nell’esilio. Lo ripropone ADV, editore in Lugano, con il titolo Sarajevo centro del mondo, diario di un trasloco. Edizione ricca di un nutrito numero di pagine inedite, rispetto alle storiche uscite de Il Saggiatore, circa venti anni fa (1994-1997).

Il padre-lavoratore

Martedì 02 Aprile 2013 09:37 Pubblicato in Libri

di Andrea Cortellessa

 

Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, pp. 150, € 18) viene presentato dall’autore, Edoardo Albinati, come un fondo di cassetto risalente al 1991.

Varlam Salamov

Venerdì 26 Agosto 2011 00:00 Pubblicato in Settembre

di Giuseppe Piacentino

 

Varlam Salamov (1907-82) torna in primo piano grazie alla recente pubblicazione in italiano di Vysera (Adelphi) in cui racconta le prime esperienze di prigionia. Alto, robusto, dalla forte struttura ossea e dall’eccezionale tempra psicologica Salamov attraversa per decenni l’inferno dei gulag di Stalin.

I giorni freddi di Novi Sad

Giovedì 11 Ottobre 2012 11:58 Pubblicato in Settembre / Ottobre 2012

 

Esce presso l’editore ADV di Lugano, nella collana “scritture e storia”, I giorni freddi di Novi Sad. Storia di una razzia e di una strage.

Il padre-fossile

Martedì 02 Aprile 2013 09:39 Pubblicato in Libri

di Andrea Cortellessa

 

A Nel condominio di carne (Einaudi 2003), fantasmagorico atlante della macchina-corpo, sono seguiti La vicevita (Laterza 2009), dedicato alla frammentazione dell’esperienza causata dal pendolarismo, e Addio al calcio (Einaudi 2010), dove ha cominciato a farsi avanti il personaggio del Padre.

Opere di fumo

Venerdì 26 Agosto 2011 00:00 Pubblicato in Settembre

di Andrea Cortellessa

 

La dimensione del falso e dell’apocrifo può estendersi da un singolo documento a un’intera esistenza. Uno dei personaggi più misteriosi del Novecento è ‘B. Traven’, la cui vita ipotetica viene narrata con partecipazione da Vittorio Giacopini (già inseguitore letterario di Bobby Fisher e John Coltrane) in L’arte dell’inganno (Fandango, pp. 284, € 16,00). La sigla anagrafica corrisponde all’autore di numerosi romanzi pubblicati in Germania negli anni Venti e Trenta, poi tradotti in tutto il mondo (anche per il cinema, come Il tesoro della Sierra Madre diretto da John Huston nel 1948). Trasferitosi nel 1930 in Messico, dove restò sino alla morte nel ’69, Traven cessa di scrivere per rinchiudersi in un risoluto mutismo e in un’aura di mistero biografico - in quella reclusiveness, insomma, che dopo di lui hanno coltivato grandi scrittori reali, come J.D. Salinger e Thomas Pynchon, e grandi scrittori apocrifi come il Benno von Arcimboldi di Roberto Bolaño. Il motto che Giacopini mutua da Joyce, “silenzio, esilio, astuzia”, è la sintesi della sua interpretazione. L’astuzia del silenzio come conseguenza dell’esilio cui sarebbe stato costretto il cabarettista anarchico Ret Marut alla fine sanguinosa della Repubblica Bavarese dei Consigli, dopo la Grande Guerra. Nonché dimensione esistenziale che finisce per considerare un inganno anche il proprio stesso passato ardore rivoluzionario. Ma che può essere letta anche, se è vero che i suoi comportamenti hanno anticipato quelli dei situazionisti, come strategia controinformativa. Se è votata al falso l’industria della pubblicità che già allora fagocita la letteratura insieme alla politica, la contromisura dell’arte dell’inganno è in sé rivoluzionaria. Ed è allora una coincidenza che pare scritta da lui, che il gonzo che nel ’63 cade nel tranello di rilanciare il suo mistero riempiendo pagine e pagine di Stern con un nulla di fatto fosse proprio quel Gerd Heinemann che vent’anni dopo ritenterà il colpo coi diari di Hitler. L’arte dell’inganno è un’arma a doppio taglio.

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