di Federico Simonelli
Con la caduta del regime i lavoratori egiziani hanno cominciato a organizzarsi e a preparare la loro rivoluzione nella rivoluzione. Dai medici agli insegnanti, dagli autisti ai lavoratori portuali, in tantissimi sono scesi in piazza negli ultimi mesi, per chiedere maggior sicurezza, più rappresentanza, migliori condizioni salariali.
do Francesco Maria Conte
- Attacchi chirurgici, blocco dei radar, bombardamenti sulle infrastrutture”, e, naturalmente, morti civili. L’Italia è in guerra con un paese alleato. La Costituzione repubblicana apertamente violata, i patti internazionali stracciati. Nel 2008 Italia e Libia stipulavano a Benghazi il trattato di amicizia, scrivevano accordi di vicendevole tutela. A seguire il circo della cavalleria berbera a Roma, dei rondò dei carabinieri a cavallo, delle vergini a scuola di Corano. Tuttavia l’Italia è il primo paese, insieme a Francia e Qatar, a riconoscere il “consiglio di Benghazi” - nella Cirenaica da sempre eccentrica, ribelle alla Jamahiriya e semifondamentalista - come interlocutore legittimo.
di Federico Simonelli
Occhiali da vista leggeri, due cellulari sempre a portata di mano, uno sguardo lievemente inquisitorio. Seduto a un tavolino del caffè El Bostan del Cairo, poco distante da piazza Tahrir, Ahmed Maher gioca con il bocchino della sua Shisha. A trentun’anni Ahmed è uno dei leader della rivoluzione egiziana.
di Francesco Maria Conte
- Questa volta il caro estinto fa saltare gli schemi, il “coccodrillo” non è pronto. Osama Bin Laden - il morto - non deve la sua fama alle cronache per danaro o dinastia. Ha avuto modo di distinguersi di suo in vita, per le scelte “scellerate” o “eroiche” e/o “sante” a seconda delle masse che ne guardano l’icona sugli schermi televisivi di tutto il mondo. Un santino che è anche la foto segnaletica del nemico numero 1 degli Stati Uniti e per esteso dell’Occidente.
di Federico Simonelli
Questa è tutta gente che ha corrotto e rovinato la vita politica in Egitto per trent’anni. Se ne devono andare. Il Consiglio militare però su questo punto non dice nulla».
di Alessandro Cisilin
- I sondaggi gli sono impietosi e, problema ancor più grave, è che Sarkozy, a meno di un anno dalle prossime presidenziali, non sembra aver capito il perché. I rilevamenti fotografano una sinistra intorno al cinquanta per cento e il Capo dell’Eliseo minacciato dall’ipotesi concreta di non arrivare neppure al ballottaggio, a beneficio dell’erede Le Pen. Il rischio lo induce a ribadire la strategia elettorale del 2008, ovvero un discorso populista che guarda anzitutto a destra, tra le offensive militari africane e la blindatura delle frontiere, commerciali e umane.
di Lorenzo Trombetta
Il caporale Munir non ha l’aria di chi ha rischiato la vita per raccontare frottole. Si trovava a Sabuniya, nei pressi di Hama, al centro della Siria, a pattugliare un incrocio fuori il centro abitato, semideserto per gran parte della giornata.
di Alessandro Cisilin
- In Afghanistan, non meno che nel vicino Pakistan, proseguono gli scontri, i bombardamenti e gli attentati ma dietro le quinte si tratta. Confusi e celati - per gli stessi protagonisti - i tempi, i presupposti e gli sviluppi del negoziato. Per il Washington Post, tra gli altri, la svolta è stata provocata dalla notizia del blitz che ha ucciso Bin Laden vicino a Islamabad, mettendo i talebani in guardia circa le capacità americane di penetrazione anche nelle aree lontane dal conflitto.
di Lorenzo Trombetta
Hamra è il cuore pulsante di Beirut. È l’ultima isola della città dove il cosmopolitismo beirutino è ancora realtà.
di Alessandro Cisilin
- L’annuncio dell’uccisione di Bin Laden e delle sue modalità ha condotto Stati Uniti e Pakistan sull’orlo dell’apparente rottura diplomatica, tra insinuazioni e accuse incrociate. Eppure l’intera vicenda riproduce fedelmente le posizioni e gli interessi dei due paesi alleati, nei termini che erano stati formalizzati da tempo.