di Federico Simonelli
Occhiali da vista leggeri, due cellulari sempre a portata di mano, uno sguardo lievemente inquisitorio. Seduto a un tavolino del caffè El Bostan del Cairo, poco distante da piazza Tahrir, Ahmed Maher gioca con il bocchino della sua Shisha. A trentun’anni Ahmed è uno dei leader della rivoluzione egiziana.
di Federico Simonelli
Questa è tutta gente che ha corrotto e rovinato la vita politica in Egitto per trent’anni. Se ne devono andare. Il Consiglio militare però su questo punto non dice nulla».
di Lorenzo Trombetta
Il caporale Munir non ha l’aria di chi ha rischiato la vita per raccontare frottole. Si trovava a Sabuniya, nei pressi di Hama, al centro della Siria, a pattugliare un incrocio fuori il centro abitato, semideserto per gran parte della giornata.
di Lorenzo Trombetta
Hamra è il cuore pulsante di Beirut. È l’ultima isola della città dove il cosmopolitismo beirutino è ancora realtà.
di Lorenzo Trombetta
Samar si dice ‘fortunata’. «Ho una casa con giardino in un quartiere dove non tutti si possono permettere di avere uno spazio verde». Abita a Qusur, quartiere bene a nord della città vecchia, abitato da cristiani e sufficientemente lontano dalle periferie dove da mesi sono in corso le manifestazioni anti-regime e le repressioni.
di Lorenzo Trombetta
Rabia, pseudonimo di un attivista di Homs, rifugiatosi a Beirut con la speranza di scappare via, ora tornato nella sua città «perché i miei hanno bisogno di me».
di Piero Del Giudice
Parce sepulto. Però i funerali del 97enne Sandor Képiro - già ufficiale della Csendorség, la gendarmeria nazimagiara del governo Horthy, nella Seconda guerra mondiale, già protagonista nella occupazione ungherese della Jugoslavia, criminale di guerra in fuga e clandestino per decenni - sono l’occasione di settembre per una robusta manifestazione dei nazisti ungheresi.
di Stefano Bellucci
L’esecuzione sommaria di Gheddafi dimostra solo la barbarie che sostanzia la realpolitik dell’Occidente e dell’Europa. Il modo barbaro in cui è stato ucciso Gheddafi spaventa o disarma, i membri del movimento Cnt - creato ad arte dall’Occidente - sono per lo più mercenari al soldo dei servizi segreti occidentali. I capipopolo cirenaici alleati dell’Europa non sono certo portatori di valori di libertà e giustizia secondo i canoni universalistici di questi termini. La condanna a morte di Gheddafi siglata qualche mese fa da Sarkozy e Cameron con il benestare americano e il silenzio complice italiano indigna per efferatezza e violenza e mostra il tradimento di tutti i valori civili che l’Europa ha prodotto da almeno due secoli. L’Europa e in misura minore gli USA stanno perdendo l’egemonia sul mondo ex-coloniale a favore di altre potenze emergenti, anch’esse ex-coloniali (come Cina, India o Brasile). La diplomazia europea non è riuscita a controllare Gheddafi che, da tempo, nonostante i miliardi di dollari investiti in Europa, guardava alla Cina come possibile sbocco di mercato del petrolio (la Libia era per esempio acquirente di armi cinesi più di quanto non lo fosse di quelle italiane, russe o francesi). Quanto più un potere si sente debole, tanto più esso utilizza la violenza come strumento di politica e lo fa in modo palese. Se la democrazia e la giustizia fossero davvero il motivo dell’intervento europeo in Libia, le immagini dell’esecuzione di Gheddafi e dei suoi basterebbero da sole a sancire un intervento NATO ma per rimuovere il nuovo governo. Quando l’Europa, luogo di nascita del libero mercato ma anche del socialismo, rappresentava un forte magnete di attrazione per élites e masse del Sud globale, utilizzava la violenza nascondendola alle opinioni pubbliche, se necessario negando anche le evidenze - basti pensare agli assassini di stato compiuti dalla Francia nel ‘suo’ pré carré africano, tuttora irrisolti. Da due decenni la situazione è cambiata. L’Europa e il mondo ricco tremano per lo scalpitare alle porte di cinque miliardi di persone. Le risorse mondiali sono scarse e non c’è tempo per valori come democrazia o giustizia, libertà o uguaglianza. I nani al governo - Sarkozy o Cameron, Obama o Berlusconi - non sono all’altezza della situazione e ascoltano i consiglieri occulti, quelli tra servizi segreti e dipartimenti speciali, il cui livello intellettuale e culturale viene messo alla berlina da Wikileaks. Il 10 ottobre segnava la giornata mondiale contro la pena di morte, ricordata da tutti i media europei (inclusi quelli di Stato), e la cui abolizione ha contraddistinto il continente europeo nel mondo. Una filosofia lunga millenni sta alla base di questa scelta, giusta, dei popoli europei. In una frazione di questa storia, con l’esecuzione premeditata di Gheddafi, i governanti europei hanno abiurato alla storia. Solo per questo non sarebbero più legittimati a governare paesi che su questi valori fondano le proprie Costituzioni. Figuri che si aggirano tra Bruxelles e le capitali europee, mortiferi e pericolosi, leccapiedi di Gheddafi fino a quando hanno capito che gli USA si determinavano a intervenire in Libia in ogni caso. Allora si sono mossi lestamente. Dopo l’Irak non potevano permettersi di perdere il controllo anche della Libia. Gli USA hanno abbozzato. La decretazione della morte di Gheddafi è avvenuta quando si sono resi conto che i soldi ai leaders del Cnt non bastavano a fare cadere Gheddafi. Gheddafi doveva essere ucciso perché da prigioniero avrebbe potuto parlare. Dai misteri con lui sepolti sul cosiddetto terrorismo internazionale, ai miliardi di investimenti in Europa. Le immagini della fine di Gheddafi sono quelle di un martirio. La storia racconterà se la pallottola in testa a Gheddafi sia stata ficcata da un Pino Pelosi libico. Ma fin da subito quella morte e il suo sangue rischiano di rovesciarsi sull’Europa, nei suoi rapporti futuri non solo con la Libia, ma con i miliardi di spettatori che da fuori assistono all’atroce spettacolo dello sterminio dei valori universali prodotti in Europa, nell’imbarbarimento generale.
di Gilberto Mastromatteo
Muammar Gheddafi, 69 anni da Sirte, è caduto dal trono che gli era stato edificato da molti di coloro che ora irridono la sua salma. La piazzale Loreto di Libia va in scena a Sikt, un paio di chilometri da Misurata. Non i tralicci di un distributore di benzina per i corpi esposti, ma la cella frigorifera di una macelleria.
di Gilberto Mastromatteo
In principio era la “primavera araba”. L’autunno porta una singolare miscela di contro-rivoluzione, interessi internazionali e restaurazione dei precetti dell’Islam. Il caso più emblematico è quello della Libia, all’indomani del linciaggio di Muammar Gheddafi, il Consiglio nazionale transitorio ha chiarito che la nuova Costituzione sarà basata sulla Sharia.