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Home / Archivio / Gennaio/Febbraio 2012 / Nidal dorme
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Mercoledì 21 Dicembre 2011 08:43
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Nidal dorme

di Lorenzo Trombetta

 

Nidal passa il tempo a dormire. Non ha più lavoro. Ed è sopraffatto da una forma di apatia, mentre in tutta la Siria si vive da mesi in forte agitazione.

Prima della ‘rivoluzione’ lavorava al Four Seasons, il più lussuso albergo della capitale, di proprietà di una cordata di imprenditori legata Rami Makhluf, influente cugino del presidente Bashar al Assad e uno degli uomini più ricchi del Paese. «Nidal non fuma. Se fumasse passerebbe il tempo ad accendere e aspirare sigarette», dice Mariam, la moglie, mentre culla la figlia, Hala, di appena cinque mesi, nata durante la rivoluzione. Ha lavorato per anni come guida turistica, ha molti amici all’estero e grazie al loro aiuto riescono ad andare avanti. «Con l’inverno abbiamo bisogno di più mazot (combustibile per riscaldamento domestico) ma le bombole cominciano a scarseggiare anche qui a Damasco. Bisogna cercarle al mercato nero, dove costano anche un terzo di più». Nidal, Mariam e Hala abitano nella casa della famiglia di Mariam. Una vecchia casa damascena, con le stanze che si affacciano su una corte centrale aperta e ornata di una fontana in marmo decorato. Il quartiere è a due passi dal mercato coperto ed è una roccaforte dell’Islam sunnita conservatore. Mariam si è sposata tardi, dopo aver rifiutato un matrimonio combinato con un giovane iracheno emigrato in Svezia che aveva conosciuto via Internet. «Se lo avessi sposato non avrei mai conosciuto Nidal e Hala non sarebbe qui fra le mie braccia». Nidal continua a dormire su un divano in un’altra stanza. La tv è accesa su al-Jazira, una delle due tv panarabe accusate dal regime di Damasco e dai lealisti di agire per conto delle potenze straniere, di diffondere “notizie false e artefatte”. Mariam non è mai stata appassionata di politica, adesso è diverso. «È la paura che ci ha tenuti immobili per anni, da quando siamo nati. È la paura che ci tiene in casa, qui a Damasco, e non ci fa uscire a manifestare come fanno altri fuori città o a Homs». Se non ci fosse la piccola Hala sarebbe in strada. «Anche Nidal non ne può più. Lo sento anche se lui non vuole parlarne». E si chiude nel suo sonno.

 

Ultima modifica Lunedì 09 Gennaio 2012 07:30
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