Di una ‘bufala’, invece, c’è quasi sempre un autore preciso - e un preciso movente. Se molte di loro nascono con fini esclusivamente ludici (ma spesso irridendo determinate consorterie di intellettuali: esemplare la beffa giocata nel 1996 dal fisico americano Alan Sokal ai filosofi postmoderni), le più insidiose hanno invece effetti clamorosamente reali. Alla guerra finta nel ’38 inscenata da Orson Welles, che terrorizzò l’America col radiodramma ispirato alla Guerra dei mondi del suo quasi omonimo H.G. Wells, alla fine d’agosto dell’anno seguente ‘rispose’ Reinhard Heydrich organizzando un falso attacco polacco alla stazione radio tedesca di Gleiwitz: ma di lì a poco i nazisti invadevano la Polonia e scoppiava una verissima Seconda guerra mondiale. Fra le sue molte rivoluzionarie invenzioni, Edgar Allan Poe annovera anche le ‘bufale’ giornalistiche a fini letterari, una cui scelta è uscita a cura di Nicola Manuppelli da Mattioli 1885 (Impareggiabili notizie, pp. 141, € 10,90). Uno dei suoi racconti più belli Le impareggiabili avventure di un certo Hans Pfaall reca infatti una nota finale che nega trattarsi d’una storia inventata o appunto di una ‘bufala’ - quale invece ovviamente era. In quel caso la beffa non riuscì: non ci cascò nessuno dei lettori della rivista (letteraria) su cui il racconto venne pubblicato nel 1835. Nove anni dopo, però, Poe riuscì a spacciare come ‘vero’ resoconto di una traversata dell’Oceano un testo più breve sullo stesso tema La beffa del pallone corredandolo di note scientifiche e riuscendo a pubblicarlo su un quotidiano popolare, il New York Sun. Che, ironicamente, era stato lanciato con un falso servizio su un viaggio sulla luna - uscito proprio l’anno dell’Hans Pfaal. Sul cielo delle coscienze nasceva allora, beffarda, l’informazione moderna.