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Home / Archivio / 2011 / Novembre 2011 / Abdulah Sidran
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Venerdì 28 Ottobre 2011 08:23
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Abdulah Sidran

di Piero Del Giudice

 

Il 22 ottobre a Sarajevo giornata di studi sull’opera di Abdulah Sidran. Titolo ‘L’uomo, la Bosnia e il mondo nelle concezioni artistiche di A. S.’. Interventi pluralisti - bosniaci, croati, serbi, italiani - per un quadro critico complessivo dell’opera di Sidran: poeta e sceneggiatore, narratore e elzevirista.

In italiano molta sua opera, dai films d’esordio di Emir Kusturica Ti ricordi di Dolly Bell? e Papà in viaggio d’affari - sceneggiati da Sidran - alla poesia, Sarajevski tabut/ La bara di Sarajevo e Le lacrime delle madri di Srebrenica (ADV edizioni, Lugano) a Il grasso di lepre (Casagrande editore, Bellinzona), al volume onnicomprensivo Romanzo balcanico (Aliberti editore, 2010). Come didascalia alla propria attività artistica Sidran scrive:«Se non avessi bevuto sempre, se non fossi stato sempre assillato dal problema del danaro, se avessi avuto tempo, se fossi stato più laborioso, avrei scritto un unico grande romanzo…». Costante è la vena narrativa, dialogante, che tutto pervade - dalla poesia ai testi per il cinema -  e originale il suo rapporto con la Storia. «Sono il più andriciano di tutti» dice di sé Sidran rapportandosi - medium Ivo Andric? - alla grande narrativa balcanica. Nato a Sarajevo nel 1944 - è subito, sin da giovane, nei moti del ’68 - all’opposizione dell’establishment. La sua poesia non è mai storicista, mai su modelli edificanti socialisti o nazionali. La sua visione della Storia è tragica, il Tempo, la nozione temporale, è un non-sense. La Storia si configura come destino avverso, trappola delle vite individuali. Tuttavia il rapporto di Sidran con la Storia è continuo e avviene, in prevalenza, attraverso la vicenda e l’esperienza familiare. Il padre, leader della repubblica di Bosnia Erzegovina nel dopoguerra della Jugoslavia liberata, viene detenuto nel lager politico di Goli Otok , due zii cadono nella Resistenza, Sidran assiste e testimonia la caduta della Sarajevo pluralista nel lungo assedio che segna anche la fine della Federazione Jugoslava. La realtà - narrata per grotteschi, grand guignol, maschere della città - indecifrabile nella sua essenza è invece plastica, espressiva, nel suo snodarsi.

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