Due ampie scelte sono già state pubblicate (Echi di una voce perduta, a cura di Gabriella Poli e Giorgio Calcagno, Mursia 1992 e 2007; Conversazioni e interviste, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi 1997), mentre a parte restano i dialoghi con Tullio Regge (Einaudi 1984 e 2005) e Ferdinando Camon (Guanda 1987 e 2006). Ha statuto particolare l’Intervista a Primo Levi, ex deportato realizzata nell’83 dagli storici Anna Bravo e Federico Cereja e che, già pubblicata in varie lingue, vede ora la luce in forma integrale anche da noi (Einaudi, pp. 93, € 10.00): in quell’occasione, infatti, la voce di Levi venne raccolta, dall’Associazione Nazionale Ex Deportati, fra quelle di duecentoventi altri superstiti dei Lager. Come in altre occasioni tarde, Levi non nasconde il timore che i suoi racconti non raccolgano più l’attenzione di una volta («ho l’impressione che… siano vecchi, che siano invecchiati»), il che senz’altro accresce lo stress causa non ultima, quattro anni dopo, della sua morte; ma non deflette mai dalla propria tormentosa volontà di capire. In un bel saggio scritto per questa nuova edizione, Anna Bravo riflette sul concetto di «zona grigia» – che Levi andava elaborando in quegli anni ed espose, infine, in uno dei capitoli-chiave dei Sommersi e i salvati – per sottolineare come proprio lui fosse il primo a temerne la banalizzazione, ma non per questo si esimesse dall’applicarlo – ove necessario – a contesti diversi dalla memoria della Shoah. Se questa era stata «anche e notevolmente», nelle sue stesse parole di scienziato, «una gigantesca esperienza biologica e sociale», le sue risultanze potevano e dovevano illuminare il contesto «biologico e sociale» che governa l’esistenza della «specie umana».
