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Home / Archivio / 2011 / Giugno 2011 / Italia e Libia
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Lunedì 30 Maggio 2011 11:41
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Italia e Libia

do Francesco Maria Conte

- Attacchi chirurgici, blocco dei radar, bombardamenti sulle infrastrutture”, e, naturalmente, morti civili. L’Italia è in guerra con un paese alleato. La Costituzione repubblicana apertamente violata, i patti internazionali stracciati. Nel 2008 Italia e Libia stipulavano a Benghazi il trattato di amicizia, scrivevano accordi di vicendevole tutela. A seguire il circo della cavalleria berbera a Roma, dei rondò dei carabinieri a cavallo, delle vergini a scuola di Corano. Tuttavia l’Italia è il primo paese, insieme a Francia e Qatar, a riconoscere il “consiglio di Benghazi” - nella Cirenaica da sempre eccentrica, ribelle alla Jamahiriya e semifondamentalista - come interlocutore legittimo.

Che cosa sia questo “consiglio” nessuno lo sa, ma il ministro degli esteri italiano - ineffabile Franco Frattini – rilancia - praticando il suo tick preferito che è toccarsi il nodo della cravatta - la necessità di un fondo per questo consiglio dei dissidenti. Gli italiani così, invece di realizzare nella ex-colonia le opere pubbliche concordate con la Libia per 5 miliardi di euro, che avrebbero anche sanato il debito coloniale (stragi, gas, impiccagioni), preferiscono prometterne 3 ai ribelli della Cirenaica per “aiuti militari non letali”. Nell’ottica del risparmio insomma si fanno miracoli (e pure guerre), e non deve essere stato difficile convincere una recalcitrante Lega di Bossi - per una volta lungimirante e contraria ai bombardamenti - che 5 miliardi per un’autostrada in mezzo al deserto sono davvero troppi, per dei negri poi. È Storia che l’Italia abbia commesso atrocità in Libia, uccidendo e deportando decine di migliaia di libici per “liberarli” dal giogo ottomano. È storia il patto - votato in Parlamento anche dal centrosinistra - che vuole l’Italia amica di un dittatore in nome del petrolio. Un paese sul mare nostrum che, invece di accogliere coloro che fuggono la guerra (giovani che non vogliono arruolarsi né con Gheddafi né con il “consiglio” e scappano via mare senza neanche saper nuotare) li rifila, aprendo i confini e inventando passim, al riluttante Sarkozy. Bombardano chi vogliono, inventano le regole che vogliono.

 

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