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Lunedì 30 Maggio 2011 12:49
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VANITAS

Lotto, Caravaggio, Guercino nella collezione Doria Pamphilj

Roma, via del Corso, fino al 25 settembre
Info -3906 6797323 www.dopart.it
Catalogo Silvana Editoriale

di Adriana Grippiolo

Vanità delle vanità. Tutto è vanità. Queste le parole che aprono il Qoelet libro biblico tradotto in latino da san Girolamo, come Ecclesiaste.  Non certo un tema legato al passato: ogni generazione - e più o meno esplicitamente ogni artista - si è misurata e si misura sul tema del tempo, su quanto i giorni dati scorrano come sabbia.  La “risposta” non è univoca, ma qui, nella ricca mostra romana, l’accezione è quella pessimistica fra XVII e XVIII secolo: ricordati che onori e felicità fuggono dalla vita.

È l’ésprit du temp, il gran cuore di tenebra del barocco; ma produce capolavori. Nella prima sezione le Nature morte: tavole imbandite, cesti di frutta, fiori, la natura corruttibile, la bellezza insidiata dall’interno. Nella seconda sezione la radice religiosa della riflessione: San Gerolamo che medita (un drammatico Ribera) o penitente sullo sfondo di un meraviglioso paesaggio (Lotto); la Maddalena che rinuncia a una vita  dissipata (ragazza dolente, sobria, bella di Caravaggio). Ma anche sculture, oggetti, reliquie, molti strabilianti orologi. Terza e più nutrita sezione I ritratti, dove la coscienza dell’effimero accompagna robusti gentiluomini e severe signore. Infine e per contrasto, la sezione dedicata a quel cardinale Benedetto Pamphilj che fu uomo di arti e di lettere, gran mecenate di artisti, librettista per Hendel  e inarrestabile collezionista: a lui dobbiamo la maggior parte dei tesori oggi esposti in mostra.

 

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