di Piero Del Giudice
Virgilio Gilardoni fonda l’Ottocento ticinese su due presenze: Stefano Franscini - storico, antropologo antelitteram, riformatore, statista - e Filippo Franzoni, pittore.
Muore Franscini nasce Franzoni (1857), ma certe pagine in cui tratteggia la Svizzera italiana sono adesso qui, negli oli e nelle tempere esposte a Casa Rusca di Locarno a cura di Edgardo Cattori e sul progetto di Riccardo Carazzetti ‘Filippo Franzoni. Aspetti inediti e poco noti’. Cattori costruisce la mostra su tre-quattro perni.
di Piero Del Giudice
Zheng Rong - il nome è ibisco - alla galleria ‘Ostrakon’ di via Pastrengo, Milano. La mostra, curata da Luca Nicoletti, dura sino a fine ottobre.
di Luca Nicoletti
Naiveté dell’arte popolare. Bellissimi esempi nel Maramures, regione settentrionale della Romania al confine con l’Ucraina, e le sue chiese di legno dipinte. Più a sud, in Bucovina, Stefano il Grande aveva fatto erigere, a metà Cinquecento, i grandi monasteri di Voronet, Moldovita e Sucevita - e molti altri - affrescati dentro e fuori con stile smagliante, le pareti sontuose pergamene miniate.
di Andrea Rota
«I limiti della mia lingua significano i confini del mio mondo», scrive Wittgenstein nel 1921, identificando nelle parole i confini della società di cui esse sono, al contempo, prodotto e artefici. Di tale verità è consapevole Gustavo Zagrebelsky, il cui libricino Sulla lingua del tempo presente (Einaudi 2010, pp. 58) indaga lo strumento per eccellenza dell’evoluzione intellettuale e politica di ogni tempo: la lingua.
di Giuseppe Piacentino
Quando nel 1989 uscì Camere separate di Pier Vittorio Tondelli (1955-1990) le reazioni spaziarono dall’entusiasmo al fastidio. Riletto oggi, il romanzo - storia di amore e di morte - continua a manifestare pregi e limiti evidenziati allora, ma offre del suo autore un’immagine più articolata.
di Andrea Cortellessa
Non stupisce l’interesse di Sellerio - che reca ancora traccia dell’impostazione datale da Leonardo Sciascia, inventore italiano del non-fiction novel - per le mescolanze più diverse fra storia e reinvenzione letteraria.
di Andrea Cortellessa
Fra anni Trenta e Quaranta si svolge anche la vicenda narrata dal giovane scrittore francese Laurent Binet (classe 1972) in HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich (traduzione Margherita Botto, Einaudi, pp. 343, €20). L’evento al centro del vortice narrativo è l’attentato del 27 maggio 1942 a Reynard Heydrich, la ‘bestia bionda’ ideatore, il gennaio precedente, della ‘soluzione finale’: suo destino, scalare rapidamente la gerarchia del Terzo Reich.
di Andrea Cortellessa
All’intersezione fra dato storico e invenzione narrativa si può giocare su scale diverse. Opposta a quella smisuratamente corale di Vollmann è l’operazione di Giovanni Maccari, occupatosi in passato - come studioso - di autori come Tommaso Landolfi, Giuseppe Pontiggia e Guido Piovene, che ora racconta la vita di Isaak Babel’, il grande ebreo russo dell’Armata a cavallo e dei Racconti di Odessa. Lo fa in un libro esile, obliquo e, ciò malgrado, traboccante di umori (Gli occhiali sul naso. Vita romanzesca dello scrittore Isaak Babel e dei suoi anni tempestosi, Sellerio, pp. 141, € 15,00).
di Andrea Cortellessa
A proposito di Europe Central (segnalato lo scorso maggio su queste pagine), Laurent Binet a un certo punto del suo HHhH annota ‘impietrito’:«la Storia è una pizia che dice ‘noi’». È lo stesso stupore che travolge, quasi sempre, il lettore di William T. Vollmann.
di Giulia Bondi
Ama le rose il sindaco di Parma (l’emiliana città ducale), Pietro Vignali. Ha speso180mila euro per piantarle sul lungoparma (la Parma è il torrente che traversa la città) ma l’impianto di irrigazione non funzionava. ‘Pink roses’ è goccia nel mare di denaro pubblico, sottratto alle casse del Comune attraverso consulenze fittizie, fatture gonfiate, servizi acquistati e mai realizzati.