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Home / Archivio / 2011 / Aprile 2011 / Matisse la seduzione di Michelangelo
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Mercoledì 30 Marzo 2011 15:15
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Matisse la seduzione di Michelangelo

Brescia, museo di Santa Giulia, fino al 12 giugno
Info, www.matissebrescia.it e tel. 800775083
Catalogo Gamm Giunti

di Adriana Grippiolo

Fa rimanere perplessi l’accostamento a Michelangelo, un assoluto di quel Rinascimento  che Matisse non amava. Eppure la mostra smentisce il pronostico, niente di meglio delle stesse parole “Si potrebbe far rotolare una statua di Michelangelo dall’alto di una collina fino a far sparire la maggior parte degli elementi di superficie e la forma rimarrebbe comunque intatta. Non altrettanto si potrebbe dire di Donatello”. A 49 anni, in pieno successo, scrive: “Sono tornato studente: disegno La Notte e la modello, cerco di impadronirmi della concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo”. Il nocciolo è il rapporto tra corpo e spazio, il narrare per linee e insieme conservare la realtà della materia. Michelangelo - lo vede a Firenze nel 1907 - ha questa capacità di sintesi e di semplificazione. I marmi della Sagrestia di San Lorenzo, corpi senza eccedenze se non del vero, diventano un modello per molte Odalische. Eloquente il confronto fra il Ratto d’Europa (1929) o il magnifico Nudo seduto su sfondo rosso (1925) e le statue delle Tombe Medicee: stessi corpi solidi ma anche abbandonati, stessi piccoli seni a mezza cupola, addirittura stesse posizioni. Matisse acquista una riproduzione in gesso de Lo Schiavo Morente e la tiene in studio  a Nizza o riporta in casa quando gli serve, come nel famoso Pianista e giocatori di dama (1924, in realtà ritratto dei figli):  una specie di sintesi poetica dove, sul fondo del quadro, un cassettone regge Lo Schiavo e oggetti orientali in maiolica, e ancora gusto d’Oriente è negli arabeschi della tappezzeria e del tappeto, accostati a righe colorate in rosso e blu scuro. Matisse, si sa, ha tre momenti fondanti della sua arte nell’assoluta fascinazione per l’arte islamica vista a Monaco di Baviera nel 1910; per le icone russe viste a Mosca nell’11 (“Le metto appena al di sotto del Beato Angelico”) e infine per l’arte del Marocco studiata nel lungo soggiorno 1912-13. Si tratta di un modo di dipingere che ha varcato i secoli, segni lineari e spogli, intrecci geometrici, teorie di figure uguali e armoniose nei mosaici bizantini, animali e frutti stilizzati nelle ceramiche arabe e nei tappeti orientali. Pura decorazione? Sollecita la mente e le emozioni di chi guarda, così come le decorazioni delle moschee sollecitano la meditazione e la preghiera. E colore, colore, ancora colore, quel cuore della pittura che Matisse ha già esplorato nel periodo Fauve tra il 1904 e il 1908. La  continua ricerca (dirà a Gertrude Stein, che gli acquista il primo olio “fatico molto, dipingere è una gran fatica”) gli fa affrontare anche la scultura, che considera più “riposante” del dipingere e che in mostra a Brescia ha esempi clamorosi come il grande Schiavo proveniente dal Museo Matisse di Nizza, il Piccolo Busto accovacciato in bronzo da New York e soprattutto il Grande Nudo Seduto dal Museo di Cateau Cambrésis – un lavoro di 6 anni. È una citazione dell’Aurora  medicea, di cui sono ripresi gesto e torsione corporea, ma la lavorazione irregolare del bronzo, la forza terragna dei muscoli, la non definizione del volto, sono assolutamente moderni, e se richiamano qualcuno, è il nome non presente ma sempre implicito con cui alla fine Matisse si confronta in scultura: Picasso.

Busto in gesso, bouquet di fiori
olio su tela cm.113x87

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