La galleria dei futuri

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Enrique Vila Matas
Enrique Vila Matas

Negli ultimi anni molti sono i libri sul ‘sistema dell’arte’ degli scrittori al turning point fra il postmodernismo Settanta-Ottanta e una più problematica attenzione al mondo. I paradossi dell’arte contemporanea consentono loro la percezione obliqua d’una realtà sempre più schiacciata, altrimenti, dalla sua sovraesposizione mediatica. Non c’è romanzo del maggior narratore vivente, Don DeLillo, in cui non appaia un artista (dalla Klara Sax e dal graffitista Ismael di Underworld alla protagonista di Body art, sino al gelido mega-imprenditore Eric Packer di Cosmopolis, abbattuto solo da Mark Rothko…); è di quest’anno la tempestiva edizione italiana del Mondo sfolgorante di Siri Hustvedt (traduzione di Gioia Guerzoni, Einaudi, pp. 386, € 21), che polemizza col sessismo del «sistema»; e di Kassel non invita alla logica di Enrique Vila-Matas (traduzione di Elena Liverani, Feltrinelli, pp. 254, € 18), in cui il brillante poligrafo catalano racconta l’ultima edizione della più importante manifestazione artistica mondiale, Documenta, nel 2012. C’è un precedente preciso, Amore a Venezia. Morte a Varanasi (Einaudi 2010), dell’altro poligrafo Geoff Dyer, ambientato alla Biennale di Venezia. Vila-Matas però non scrive un romanzo bensì un memoir: invitato a rappresentarsi come tableau vivant, a sua volta scrive una specie d’installazione. Guarda all’arte di oggi con ironia, ma senza il programmatico disincanto di tanti crucciosi filistei contemporanei. Opere come quelle di Pierre Huyghe e Tino Sehgal gli mostrano come lo spirito dell’avanguardia ancora si aggiri in questo continente atterrito, assediato dalla Ragione tecnocratica; il sabotaggio della ‘logica’ perpetrato a Kassel gli dimostra che l’arte, ancora «creava la vita e che quella strada, a dispetto di quello che dicevano gli uccelli del malaugurio, non si era esaurita». A tratti petulante, il libro di Vila-Matas ha in sé, tuttavia, la stessa dote che attribuisce all’arte d’oggi: malgrado tutto, come della poesia diceva Leopardi e di un sorriso Sterne, aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita.