La galleria degli antichi

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Non è tema nuovo, ma negli ultimi anni conosce una significativa recrudescenza l’ambivalente attenzione degli scrittori al mondo degli artisti visivi. Non alle opere, da sempre oggetto di più o meno virtuosistiche ekphrasis; bensì al loro ‘mondo’, appunto. Cioè a quello che già negli anni Ottanta Achille Bonito Oliva battezzava – con definizione fattasi brand – ‘sistema dell’arte’: dispositivo complesso e ambiguo, spesso ai confini del lecito, che comprende – dopo (e sopra) l’artista – il critico, il gallerista, il mercante, il collezionista, il pubblico e infine il museo. Figure d’un teatro spesso della crudeltà, nel quale si muovono capitali sempre più imponenti – tali da far parlare, ormai, di finanziarizzazione dell’arte. Dove il valore estetico delle opere si dissolve nell’aria, mentre assai più concrete pesano le loro quotazioni. Non è un caso che un tema dell’arte di oggi sia proprio il denaro, il valore non simbolico dell’opera (il teschio di diamanti di Damien Hirst… ma sulfureo già il Piero Manzoni della Merda d’artista, dal controvalore da versare in oro…). Proprio il cortocircuito fra valore di mercato e aura affascina (con malcelata invidia, si capisce) gli scrittori. Pionieristico l’ultimo romanzo di Henry James, The Outcry, pubblicato nel 1911. Opportunamente lo ripubblica Fazi, nella traduzione di Maurizio Bartocci e col titolo Indignazione (dopo una prima edizione col titolo La protesta; omettendo ora, però, l’indispensabile introduzione di Sergio Perosa: 223 pp., € 16,50). A James interessa soprattutto il contrasto antropologico fra lo spregiudicato mercante americano Breckenridge Bender e la sofisticata quanto fragile tradizione europea, cristallizzata appunto nelle opere d’arte (dal patrizio spiantato Lord Theign, che possiede l’inestimabile quadreria bramata da Bender, al giovane critico Hugh Crimble che infine – orchestrando una moderna campagna stampa – riesce a impedirne la svendita). Non è certo il romanzo migliore di James. Ma, coi suoi dialoghi artificiosamente brillanti e il suo finale edulcorato, ha il valore di una prima pietra.