Nepal, catastrofe selettiva

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Nepal-terremoto

Tra le realtà che i cataclismi annientano c’è l’identità sociale delle vittime. E qui il Nepal è esemplare, per la simpatia globale che raccoglie, quasi confortante per l’esito psicologico. Tutti amano il Nepal, per l’averlo visto o sentito dire, perché è uno dei posti fisicamente e culturalmente più accoglienti del pianeta. E tutto, come altrove, viene sotterrato dal terremoto, in proporzioni drammatiche ma egualitarie, democratiche, senza distinzioni di ceto. Ma tutto questo è falso, a dare solo un’occhiata ad esempio ai grafici della Geological Survey degli Stati Uniti; il numero di sismi che ha causato più di mille morti nel mondo nell’ultimo quarto del secolo scorso è stato il triplo nei paesi poveri rispetto ai ricchi; ma nei quindici anni successivi lo scarto si è impennato a una distanza di otto volte. E nessuno si sognerebbe di perorare la tesi della casualità. Il sisma colpisce in modo catastrofico dove c’è indigenza, senza infrastruttura. E il Nepal è di nuovo esemplare, essendo il paese più povero nell’Asia del Sud e il dodicesimo, secondo l’Onu, al mondo. Non era sempre così. Fino all’avvento britannico fu un crocevia relativamente prospero. I coloni blindarono il potere e la relativa autonomia di una famiglia reale. In terre più a sud l’apparente concessione funzionò, con esiti socialmente migliori rispetto a quelle direttamente governate da Londra; a Kathmandou no, perché l’asse produttivo e commerciale fu spostato dal Continente all’Oceano. Così, per farla breve, è nato il moderno regno nepalese povero, con per giunta ‘aiuti internazionali’ condizionati negli ultimi decenni all’imperativo di privatizzare, tutto, a iniziare dalla scuola. Poi c’è stata l’abolizione della monarchia nel 2008 sulla scia della sommossa maoista e, seppur in un quadro di perenne conflitto tra marxisti e militari, la povertà è stata ridotta in pochi anni di circa il 20%. Esito sommerso ora dal sisma. Diecimila morti, si dice, ma è solo una cifra approssimativa in un paese largamente senza Stato. Dove sarà ancor meno plausibile conteggiare i decessi successivi. Non c’è una, nemmeno una, conduttura idrica che non sia stata tranciata dal terremoto. In Nepal non c’è acqua.