Risarcire la Grecia

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Nazismo_Grecia

Sui risarcimenti chiesti da Atene a Berlino per i danni subiti nella Seconda Guerra Mondiale il coro di censori è quasi unanime, saldando trasversalmente nazionalità e orientamenti politici. Il governo tedesco ne contesta i fondamenti. Altri, inclusi europarlamentari dichiaratamente vicini all’esecutivo Tsipras, sollevano obiezioni ‘tattiche’ circa l’opportunità di irritare la controparte e deviare su una disputa ‘nazionale’ il contenzioso con la Trojka sul debito greco. A zittire il coro è però intervenuto lo stesso presidente tedesco Gauck: «Siamo i discendenti di quelli che hanno distrutto l’Europa», ha scritto, sottolineando che sull’accaduto «in Grecia, tra gli altri luoghi, per troppo tempo abbiamo avuto colpevolmente scarsa consapevolezza». Colpa dunque non confinata alla gravità dei fatti, ma anche alla successiva rimozione. Tema inoltre non solo accademico, ma di concreta valenza risarcitoria. «È cosa buona per un paese dotato di coscienza storica considerare la possibilità di riparazioni», ha specificato. L’insieme degli Accordi del dopoguerra non sciolse del tutto il nodo dei debiti tedeschi (specie verso paesi periferici come la Grecia), che a Londra nel 1953 si decise di rinviare alla riunificazione. Ma quando questa poi si realizzò, il tema fu archiviato da Berlino tirando in ballo un irrisorio fondo da 115 milioni di marchi concesso nel ’60. Nulla, rispetto ai 279 miliardi ora chiesti e alla gravità dei crimini nazisti nei quattro anni di occupazione, tra la morte di almeno 250mila greci, i danni infrastrutturali, le centinaia di milioni estorti alla Banca centrale ateniese. A riconoscere questo ci sono sentenze giudiziarie (inapplicate) oltre che la storia. Con una sola riserva plausibile: sul caso delle riparazioni per Atene, pur nelle sue specificità, va calibrato il contesto del proposito internazionale di allora (concretizzato con massicci investimenti e sconti debitori) di non falcidiare la ricostruzione economica e morale della Germania. Ma è proprio tale riserva a rendere l’odierna richiesta di un paese allo stremo, non solo pertinente, ma del tutto centrale nel senso complessivo delle sue istanze contro le politiche di austerità.