Robert Walser

Una biografia

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Robert Walser nel 1954

La vita di Robert Walser è un romanzo a sé. Trascorsa la giovinezza a cavallo del ventesimo secolo, egli interpretò per tutta l’esistenza la figura di quell’«eroe perdente» che tanta parte ha avuto nella letteratura moderna e contemporanea. Ammirato, tra gli altri, da Kafka, Hesse e Musil, la sua straordinaria grandezza fu tuttavia riconosciuta soltanto postmortem.
ADV_Biografia_Robert_WalserUn destino tragico. Ma anche un destino improntato a quella strana forma di un “grottesco”, di un ghigno ironico, che lo apparenta al suo estimatore praghese. Un destino che il libro di Catherine Sauvat mostra in ogni sfaccettatura, presentandoci l’immagine di un uomo combattuto e burlesco, geniale e folle a cui la vita non offrì che solitudine e tormento, riservandogli nondimeno il compito di illuminare in profondità i lineamenti oscuri e le sanguinanti ferite della nostra epoca.
Cameriere, servitore, attore, amanuense, commesso e instancabile camminatore, Walser fu uomo di mille mestieri. Al centro della sua vita rimasero però sempre l’opera letteraria e una scrittura inimitabile. Mai, prima di lui, erano stati colti con così tanto lucida fermezza l’abisso della crudeltà sociale, il senso della fatuità borghese e le spinte nichiliste del Novecento.
Hermann Hesse dichiarò di lui: «Se poeti come Walser appartenessero alle classi dirigenti non ci sarebbe guerra. Se egli avesse centomila lettori il mondo sarebbe migliore».
Se la sua esistenza non si fosse data ed espressa – potremmo chiosare – l’idea e la visione del mondo di uno dei più mirabili scrittori del secolo ci sarebbe stata preclusa. Non raggiungendoci, quelle parole, le nostre coscienze sarebbero state più povere e il suo «sacrificio» vano.

 

L’autrice

Catherine Sauvat è germanista, giornalista e scrittrice. Nel 1996 ha realizzato, insieme a Pierre Beuchot, un documentario su Robert Walser per la serie televisiva Un siècle d’écrivains (France 3). Tra i suoi libri si ricordano Chroniques viennoises (1991) e Chroniques berlinoises (1992), Stefan Zweig et Vienne (2000), Isabelle Eberhardt ou le rêve du désert (2004).