Leonardo Da Vinci

Milano Palazzo Reale, fino al15 luglio
info 0039 02 92800375 e www.mostraleonardodavinci.it
Catalogo Skira

1658
Leonardo-da-Vinci-Diluvio
Leonardo da Vinci. Diluvio

Il disegno del mondo, sottotitolo della mostra, segnala in sintesi due elementi fondanti: la proporzione di disegni esposti, che sono la stragrande maggioranza rispetto alle tavole, e l’intimo segno della personalità leonardesca. Se l’esposizione italiana precedente – Milano, 1939 – era proiettata sull’esaltazione del “mitico genio italico”, questa mostra dice in tutto rigore che di genio si tratta per l’inesausta ricerca e studio sull’esistente – natura, arte scienza – ma anche che alla fine Leonardo ha la dolorosa consapevolezza che la sintesi è impossibile. E forse per questo, per la ricerca e per il dubbio, lui è davvero l’homo novus rinascimentale. Già il primo disegno, datato 4 agosto 1573, eseguito a 21 anni quando a Firenze è già pittore autonomo, ma sempre nell’influenza del Verrocchio, dice la capacità straordinaria di osservazione della natura e la tecnica inventata per dirne la verità. Si tratta della Veduta della valle dell’Arno dall’alto, dettagliata nettamente nei primi piani e gli alberi lontani non sono più compatti, il loro profilo è segnato da un tratteggio ondulato e parallelo per dirne la fusione nell’aria in lontananza. La Firenze dove il figlio illegittimo di un gran signore di Vinci studia arte è in mostra evocata da opere di Ghirlandaio, Botticelli, Piero di Cosimo, Filippino Lippi, Ghiberti,

Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (La belle ferronière), 1493/95 circa
Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (La belle ferronière), 1493/95 circa

Della Robbia, Lorenzo di Credi e Antonello da Messina. Di quest’ultimo un meraviglioso sorridente Ritratto accostato al Musico dell’Ambrosiana  schiaccia il  rigido giovane di Leonardo. Degli anni fiorentini è in mostra la piccola e serena Annunciazione, prestata dal Louvre insieme al San Giovanni Battista e a La belle Ferronière (la bella moglie di un mercante di ferramenta), icona della mostra. Viene invece da Washington la piccola Madonna Dreyfuss, così legata al Verrocchio, mentre del Vaticano è il San Girolamo di drammatica espressività. Infine, magnifica e in mostra solo fino al 10 giugno la Scapillata della Palatina di Parma. Intorno al 1482, Leonardo è inviato alla corte sforzesca da Lorenzo de’ Medici come “suonatore di lira all’improvviso”, resterà a Milano 17 anni, dipingerà ritratti delle amanti del duca (Dama dell’ermellino, a Cracovia, ma anche la Vergine delle Rocce, al Louvre) progetterà un tiburio per quel Duomo di cui lamenta la confusione costruttiva, affresca l’Ultima Cena, lavora al monumento equestre Sforza, disegna una città verticale a più piani e studia la possibilità umana di volare e di camminare sull’acqua. A questi temi sono dedicate le 12 esaurienti sezioni della mostra, sopratutto con disegni e, per fare un solo esempio, con antiche sculture di cavalli che Leonardo avrebbe potuto conoscere e con testi di ingegneria da cui ha preso spunto per le sue ricerche. Va notato che Leonardo è autodidatta. Scrive in pessimo italiano e per la traduzione di Vitruvio o altro testo latino ricorre a un  traduttore. Ultimo anno a Milano il 1499, il Moro fugge davanti ai Francesi, Leonardo nel 1500 è a Venezia (avrà incontrato il giovane Dürer?), poi  a Roma, poi ancora a Milano, infine in Francia. Dove disegna  quei drammatici fogli del diluvio, tanto lontani dai primi paesaggi. Vortici di tempesta, fulmini, bufere di vento, nuvole nere, natura ostile. E conclude «così come ogni regno  in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e si indebolisce» (cod. Arundel, foglio 180, verso).