Anarchia in mostra a Mendrisio

1447
Thophile-Alexxandre Steinlen. La Commune, Louise Michel sur les barricades. 1885

La produzione di pensiero anarchico e dell’arte partecipe di questo pensiero, inizia alla metà del secolo XIX. L’Europa è alla seconda industrializzazione, ne registrano le cadenze Engels con l’analisi condotta sul campo a Manchester La situazione della classe opera in Inghilterra; Villermé con Tableau de l’etat physique et moral des ouvriers employés dans les manufactures de coton, de laine, de soie; Buret con La misère des classes laborieuses en France et en Angleterre; Marx nel I° libro de Il Capitale. Dal quartiere St. Giles di Londra, Engels scrive: “gli stipiti delle porte e le intelaiature delle finestre spezzati e sgangherati, le porte formate da vecchie tavole inchiodate assieme o non esistenti… Dappertutto sono sparsi mucchi di immondizie e di cenere e l’acqua sporca gettata davati alla porta si raccoglie in pozzanghere puzzolenti. Qui abitano i più poveri dei poveri, gli operai peggio pagati, insieme con ladri, furfanti, vittime della prostituzione”. Tre decenni dopo Camille Pissarro farà il ciclo delle Turpitudes sociales esposto nelle sale di Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte, la bella mostra curata da Simone Soldini al Museo di Mendrisio, aperta sino al 5 luglio. Si ricorda nel titolo il canto anarchico di Pietro Gori e i Cantoni come rifugio per risorgimentalisti, comunardi e anarchici. Ma la mostra di Mendrisio ha uno spettro di indagine molto più vasto, per quasi un secolo di storia dell’arte e sociale, con ampio contributo di artisti anarchici e socialisti e documenti, fotografie, mirabili filmati. Dalla Comune di Parigi (marzo-maggio1871), da Gustave Courbet responsabile dell’abbattimento della colonna Vendôme, da Arthur Rimbaud sulle barricate (“Mentre discendevo lungo fiumi indifferenti,/ M’avvidi di non essere più in mano ai manovranti./Dei pellerossa urlanti li avevano presi a bersaglio,/ Nudi li avevano inchiodati a pali variopinti…), al progetto di armonia e ritorno alla natura del Monte Verità sopra Ascona, al cabaret Voltaire, al movimento dada, alla Grande guerra. Molte tele – Signac, Pissarro, Franzoni – ci parlano del paradiso perduto o possibile ritorno alla natura. Tutti nel dramma biblico della espulsione dalle campagne verso la fabbrica, alla amara condizione dei contadini inurbati. In mostra anche le rivolte proletarie: i massacri a Milano di Bava Beccaris (maggio 1898) con le fotografie di Luca Comerio, la settimana tragica di Barcellona (luglio 1909) contro il richiamo dei riservisti, la settimana rossa di Marche e Romagna (7-14 giugno 1914) antimilitarista e anticolonialista, e, a guerra avanzata la settimana della rivolta di Pasqua a Dublino (1916). Represse nel sangue, ma la vera grande repressione degli anarchici, dei socialisti, dei protocomunisti, sarà la Grande guerra. Lo scontro sociale tra capitale e proletariato sottoposto alla legge marziale e dirottato nelle trincee dello scontro interimperialista. Si dividono sull’intervento i socialisti, si dividono gli anarchici. Paul Signac scrive nel 1916 a Jean Grave: “Nutrito dei suoi principi, di quelli di Reclus, di quelli di Kropotkin, che mi hanno formato, non sono ancora riuscito a spiegarmi come lei possa ammettere la guerra e non protesti contro lo scatenarsi di questo orrore, come lei possa fare una differenza tra buona e cattiva guerra”. Decenni tragici, in qualche misura paragonabili a ciò che oggi accade in Africa, in medio oriente.

Paul Signac. Les-bateaux. 1895
Paul Signac. Les-bateaux. 1895

In mostra centinaia opere, tra queste Alexandre Steinlen – sua la grande tela La Comune. Louise Michel sur les barricades (Louise Michel pedagoga, comunarda, militane femminista anarchica) – James Ensor, le straordinarie xilografie di Felix Vallotton, le acquaforti di Käthe Kollwitz, Pelizza da Volpedo, Vela, Angelo Morbelli, Telemaco Signorini, il primo Nomellini, Signac, Seurat, Pissarro, Gregor Rabinovic, Hans Richter, Man Ray, Giuseppe Scalarini sull’Avanti! e tanti sulle riviste del tempo: L’Asino, l’Assiette au Beurre, Die Aktion, Les Temps Nouveaux.
Nelle ticinesi ‘Pagine d’Arte’ escono intanto due volumi di xilografie dell’artista anarchico Frans Masereel. Uno è il celebre Ecce homo, l’altro racconta una storia sentimentale con tavole in sequenza come in un fumetto.