La lingua pura

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L’ultima mostra di Gianna Zanafredi, chiusa a Parma in gennaio, pone, tra l’altro, la domanda del perché il linguaggio pittorico adottato sin dall’inizio dalla pittrice, sia quello informale. La Zanafredi, originaria di Casalmaggiore, residente a Parma con studio in Borgo del Parmigianino, prende la strada della pittura all’inizio degli anni Novanta con vocazione ‘tardiva’. Sin dalle battute iniziali questa artista adotta il linguaggio pittorico – già desueto e consegnato alla storia – che chiamiamo informel con una forte densità materica sulla tela. Una adozione espressiva fuori dalle mode, una opzione ‘arcaica’, alla ricerca di una ‘lingua pura’ che si allontani e contrapponga alla scena artistica presente (video, foto, iconologia pubblicitaria). Con la corporeità della materia si misura la Zanafredi. Succede allora che la materia diventa corpo ‘tatuato’ fitto di comunicazioni criptiche, spazio di scritture mute incise sulla densità cromatica, corpo femminile la materia, campo di sofferenza dichiarata attraverso scritture altre. E sono tagli, cuciture, segni, scritture sul quadro e nella materia, pronunciamenti iniziatici, forse rituali. Che cosa rende moderna questa lingua desueta ‘pura’ e ‘arcaica’? Queste tele dense di materia per processi pittorici a ‘tecnica mista’ (bitumi, colle, colori a olio, calce), in cui agiscono i passaggi del tempo ciclico delle stagioni, strutture e architetture primordiali (tombe e culle insieme), stratificazioni di vittime in fosse comuni. Moderna è la messa in atto di ‘un arroccamento lirico’, di una purezzza che trasuda rigetto dei tempi spuri che corrono, rigore artistico quale rigore morale. Moderno è l’isolamento fondato sull’alchimia di una materia mescolata a formule magiche, iniziatiche. All’inizio il racconto era di natura –  orizzonti di pianura, densità atmosferiche e nebbie, le terre della Bassa – poi di distruzione della natura con citazioni di resti di civiltà e umanità andate. La ricerca degli ultimi lavori è sulla memoria – come storia  dei vinti – che la materia include, protegge e tramanda. Quadri grandi dove torna la figurazione per epifanie dalla materia in forma umana. E questo, della storia dei vinti, è del tempo che viviamo.