La guerra come Scelta

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Beppe Fenoglio
Beppe Fenoglio

Nel secondo capitolo di quello che abbiamo letto finora come Il partigiano Johnny, il protagonista e i suoi compagni, ansiosi di unirsi alle bande sulle montagne, vengono incalzati dal loro professore di storia, il comunista Cocito: se la sentirebbero di «impiegare il sesso» delle proprie sorelle «per accalappiare un ufficiale fascista o tedesco»?; e ancora: «se tuo padre fosse fascista […], tu ti senti di ucciderlo?». Uno dei ragazzi protesta: «Ma professore, lei fa soltanto casi estremi». E lui ribatte: «La vita del partigiano è solo fatta di casi estremi». La Famiglia, e la Casa, rappresentano nel libro di Fenoglio l’antitesi speculare della scelta eroica, della scelta titanica («Partì verso le somme colline […]. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra»). La dimensione della Scelta è l’essenza, il quid dell’essere Partigiani. Quando Claudio Pavone licenzierà l’opera storiografica decisiva sugli eventi del ’43-45, Una guerra civile (Bollati Boringhieri 1991), comincerà col mettere a fuoco proprio il momento della scelta. Il libro di Fenoglio, oltre che un capolavoro letterario, è davvero un trattato «sulla moralità nella Resistenza» (come suona il bellissimo sottotitolo di Pavone). E pesa tanto più, dunque, ricondurlo alla giusta lezione (il che è reso pressoché impossibile dalle complesse vicende redazionali, e dalla più che prematura scomparsa del suo autore: a 41 anni, nel ’63). Anche quella del filologo, insomma, è una Scelta di non poco momento. Si potranno discutere a lungo i criteri, rivoluzionari, coi quali Gabriele Pedullà (tagliando il finale del libro del ’59 e assumendo una diversa redazione di quello uscito postumo nel ’68) ha riunito i due tronconi del «libro grosso», come lo chiamava Fenoglio, Primavera di bellezza e appunto Il partigiano Johnny. Certo è che quello ora intitolato Il libro di Johnny (Einaudi, pp. LXXXVIII-791, € 28), anche solo per mole, s’impone per quello che è: dopo il Pasticciaccio di Gadda, il maggior romanzo italiano del Novecento.