A Trubschachen

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A Trubschachen, pregevole romanzo dello scrittore svizzero E.Y. Meyer,  sembra celare
nel titolo una voluta e astuta ambiguità fra il moto verso luogo e il vocativo, emblema
del passaggio che il protagonista compie prima andando verso il piccolo paese dell’Emmental dove si ripropone di ultimare la tesi su Kant, in seguito riconoscendo
che quel viaggio ha scompaginato le sue carte, ponendo al centro non il suo lavoro
di tesi ma lo stesso villaggio.

di Valeria Raimondi

 

Così il titolo diventa per il lettore, alla fine del libro, una sorta di dedica alla vita di Trubschachen, alla microstoria che si srotola al suo interno e che scuote lo studente dal torpore intellettuale, mettendolo faccia a faccia con la vita. Due sono gli elementi che iscrivono il romanzo nella grande tradizione della letteratura mitteleuropea e lo avvicinano a Robert Walser: l’attenzione per il dettaglio del quotidiano e il deambulare come strumento di conoscenza della realtà. Lo studente è volutamente un personaggio neutro, una sorta di abito di scena che il lettore indossa per ripercorrere la strada reale e metaforica del viaggio, ed è un abito reso volutamente ampio e comodo dal modo impersonale: chiunque legga il libro compie il viaggio del protagonista, ciascuno di noi è il protagonista.

E.Y. Meyer, A Trubschachen, Edizioni ADV Publishing House, 148 pagine, CHF 15
E.Y. Meyer,
A Trubschachen,
Edizioni ADV Publishing House,
148 pagine, CHF 15

I manicaretti della locandiera, ricchi piatti della tradizione culinaria svizzero-tedesca, agganciano lo studente al quotidiano, scandendo la sua giornata mattino, pomeriggio e sera. Ogni ingrediente, ogni sapore scava un solco profondo nel suo animo verde e inesperto, e ogni boccone lo allontana dalle speculazioni astratte su Kant e lo avvicina all’esistenza quotidiana e ai suoi elementi primari.
Fra un pasto e l’altro le lunghe passeggiate «walseriane» si trasformano da pretesto per smaltire una digestione laboriosa, in una lente attraverso la quale vedere e interpretare la realtà. Nel micro sta il macro e viceversa: la quotidianità di molti dei personaggi che il giovane incontra è il minimo comune denominatore di ogni vicenda umana. Apparentemente tristi e dolorose, queste vite – così come i piatti della locanda – contengono gli ingredienti essenziali del passaggio di ogni essere sulla Terra: la gioia e il dolore, la solitudine incorruttibile e lo sforzo disperato di superarla.
Trubschachen diventa per il protagonista un viaggio iniziatico, un soggiorno tutt’altro che rilassante per l’anima; quel luogo è il vetrino del biologo al quale l’occhio dello studente si avvicina miope al principio e via via sempre più capace di cogliere il minimo dettaglio.
Un romanzo coraggioso che nulla fa per compiacere la grande audience, ma che regala al lettore un piacere autentico, antico, trascinandolo dolcemente in un lento processo di trasformazione della percezione. Come quelle vecchie immagini che cambiano sotto i nostri occhi se le si osserva a lungo, così l’esistenza cambia rallentando il passo e dandosi il tempo di vedere. Il lettore, come il giovane protagonista, giunto all’ultima pagina rilegge il titolo provando un senso di gratitudine per quell’esperienza che si è svolta a e grazie a il villaggio di Trubschachen.

www.adv-publishing.ch/A Trubschachen