Ci vogliono mesi, a volte anni per avere il permesso definitivo di rifugiato. Molti migranti restano in attesa, qualcuno scappa senza meta, altri inevitabilmente finiscono nelle grinfie dei caporalati del Sud Italia e diventano quasi schiavi. Sono tante le vicende che quotidianamente vivono i migranti. In determinate circostanze si intrecciano, a volte invece viaggiano su binari diversi. Ma ognuno di loro ha la sua storia da raccontare.

testo e foto di Giovanni Mereghetti

 

C’è chi sbarca direttamente sulle coste italiane e si ricongiunge a parenti o conoscenti. C’è chi prosegue, tra mille peripezie, verso il Nord Europa. C’è chi finisce standed quando è quasi finita, nelle stazioni di una grande città. C’è anche chi trova un lavoro in nero nell’edilizia o nell’agricoltura nel nord-est del nostro Paese. C’è chi si limita a sognare una vita migliore, «Bukra Inshallah!». C’è chi si innamora e si sposa. C’è chi riceve un saluto, «Salam Aleikum» e una mano sul cuore. C’è chi decide di ritornare in Africa, per sempre. C’è chi dorme per qualche notte in un giardinetto della stazione di Catania, poi sale su un autobus con destinazione e capolinea Milano. C’è chi a Milano non si ferma e prosegue, nonostante la nebbia e il freddo pungente.
C’è chi è fortunato e trova una «casa» in uno dei tanti alberghi gestiti dalle cooperative. A Mortara ce n’è uno: Hotel Bel Sit, una stella.

A Parona, il campo da calcio del Freedom Team, la squadra dei migranti, è quasi ben curato. Ci sono gli spogliatoi, ai lati del rettangolo di gioco, ci sono anche le panchine per le riserve, e si corre sull’erba. È bello questo stadio, e il luogo è anche suggestivo, spesso avvolto nella nebbia della Lomellina. I ragazzi hanno tutti scarpette nuove Nike, ma nonostante ciò molti fanno fatica a scendere in campo, dicono che le gambe non vanno. Fa troppo freddo lontano da casa. ©Giovanni Mereghetti
A Parona, il campo da calcio del Freedom Team, la squadra dei migranti, è quasi ben curato. Ci sono gli spogliatoi, ai lati del rettangolo di gioco, ci sono anche le panchine per le riserve, e si corre sull’erba. È bello questo stadio, e il luogo è anche suggestivo, spesso avvolto nella nebbia della Lomellina. I ragazzi hanno tutti scarpette nuove Nike, ma nonostante ciò molti fanno fatica a scendere in campo, dicono che le gambe non vanno. Fa troppo freddo lontano da casa. ©Giovanni Mereghetti
Nel forno della cucina la torta di compleanno sta cuocendo, si sente un delizioso profumo che riporta alla mente una delle pasticcerie del centro città, dove si passano i pomeriggi della domenica. Si continua a chiacchierare, nell’attesa. Passa ancora un po’ di tempo e finalmente il festeggiato sforna la sua delizia, da offrire agli ospiti della grande festa. Buon compleanno Essam! ©Giovanni Mereghetti
Nel forno della cucina la torta di compleanno sta cuocendo, si sente un delizioso profumo che riporta alla mente una delle pasticcerie del centro città, dove si passano i pomeriggi della domenica. Si continua a chiacchierare, nell’attesa. Passa ancora un po’ di tempo e finalmente il festeggiato sforna la sua delizia, da offrire agli ospiti della grande festa. Buon compleanno Essam! ©Giovanni Mereghetti
I ragazzi egiziani arrivano minorenni in Italia. Nonostante la giovane età - hanno tutti meno di vent’anni - sono intraprendenti e hanno una gran voglia di fare. Non fanno fatica a inserirsi nella nostra società, conoscono bene il nostro Paese. Raccontano spesso del loro viaggio verso la nuova vita, raccontano delle persone che hanno visto piangere sulla barca, in quei sette giorni di navigazione nel Mediterraneo. ©Giovanni Mereghetti
I ragazzi egiziani arrivano minorenni in Italia. Nonostante la giovane età – hanno tutti meno di vent’anni – sono intraprendenti e hanno una gran voglia di fare. Non fanno fatica a inserirsi nella nostra società, conoscono bene il nostro Paese. Raccontano spesso del loro viaggio verso la nuova vita, raccontano delle persone che hanno visto piangere sulla barca, in quei sette giorni di navigazione nel Mediterraneo. ©Giovanni Mereghetti
Mahamed, quando è arrivato in Italia dalla Somalia, parlava solo arabo. Nonostante la sua non più giovane età, è sostenuto da una grande forza di volontà. È stato quasi subito inserito in un corso di alfabetizzazione per richiedenti asilo. Oggi, a distanza di due anni, grazie alla conoscenza seppur scolastica della lingua italiana, ha trovato un lavoro che gli permette di essere autonomo. ©Giovanni Mereghetti
Mahamed, quando è arrivato in Italia dalla Somalia, parlava solo arabo. Nonostante la sua non più giovane età, è sostenuto da una grande forza di volontà. È stato quasi subito inserito in un corso di alfabetizzazione per richiedenti asilo. Oggi, a distanza di due anni, grazie alla conoscenza seppur scolastica della lingua italiana, ha trovato un lavoro che gli permette di essere autonomo. ©Giovanni Mereghetti
Molti migranti parlano dell’Africa con amore e semplicità. Alcuni di loro la definiscono la più grande forza della natura. Altri invece dicono che l’Africa non regala mai nulla ed è una delle grandi delusioni per i giovani. Pensieri profondi e contrastanti per una terra abbandonata e ormai lontana. Per tutti resta una sola speranza: il permesso di soggiorno per poter vivere in Europa. ©Giovanni Mereghetti
Molti migranti parlano dell’Africa con amore e semplicità. Alcuni di loro la definiscono la più grande forza della natura. Altri invece dicono che l’Africa non regala mai nulla ed è una delle grandi delusioni per i giovani. Pensieri profondi e contrastanti per una terra abbandonata e ormai lontana. Per tutti resta una sola speranza: il permesso di soggiorno per poter vivere in Europa. ©Giovanni Mereghetti
Yero ha gli occhi tristi, fa fatica a guardare la gente in volto. Parla sempre lentamente, abbassando lo sguardo. Quando era in Guinea-Bissau aiutava il padre al mercato: la sua famiglia aveva una bancarella di generi alimentari in un quartiere periferico della capitale. La vita del giovane di Bissau ha subìto un drastico cambiamento dopo la morte del padre, assassinato al mercato durante una rapina. Yero oggi ha vent’anni ed è in attesa del permesso di soggiorno. ©Giovanni Mereghetti
Yero ha gli occhi tristi, fa fatica a guardare la gente in volto. Parla sempre lentamente, abbassando lo sguardo. Quando era in Guinea-Bissau aiutava il padre al mercato: la sua famiglia aveva una bancarella di generi alimentari in un quartiere periferico della capitale. La vita del giovane di Bissau ha subìto un drastico cambiamento dopo la morte del padre, assassinato al mercato durante una rapina. Yero oggi ha vent’anni ed è in attesa del permesso di soggiorno. ©Giovanni Mereghetti
I migranti richiedenti asilo, ospiti delle strutture di prima accoglienza, pregano cinque volte al giorno, iniziando col takbir: portano le mani vicino al capo e successivamente pronunciano «Allah Akbar» (Dio è Grande) con i palmi aperti rivolti in avanti. ©Giovanni Mereghetti
I migranti richiedenti asilo, ospiti delle strutture di prima accoglienza, pregano cinque volte al giorno, iniziando col takbir: portano le mani vicino al capo e successivamente pronunciano «Allah Akbar» (Dio è Grande) con i palmi aperti rivolti in avanti. ©Giovanni Mereghetti
Buba ha molti amici, tutti migranti come lui, ma nonostante ciò si sente solo in Italia. Una volta ogni due settimane chiama la famiglia in Gambia. A volte riaggancia con un sorriso, altre volte invece il suo sguardo è preoccupato. Ma non ne parla con nessuno. Buba dice di non avere progetti, non riesce a immaginare il suo futuro. Oggi ha solo un sogno: poter riabbracciare, un giorno, la sua famiglia. ©Giovanni Mereghetti
Buba ha molti amici, tutti migranti come lui, ma nonostante ciò si sente solo in Italia. Una volta ogni due settimane chiama la famiglia in Gambia. A volte riaggancia con un sorriso, altre volte invece il suo sguardo è preoccupato. Ma non ne parla con nessuno. Buba dice di non avere progetti, non riesce a immaginare il suo futuro. Oggi ha solo un sogno: poter riabbracciare, un giorno, la sua famiglia. ©Giovanni Mereghetti
I ragazzi arrivati in Europa hanno molti sogni nel cassetto, in primis quello di ottenere il permesso di soggiorno per poter cercare un posto di lavoro regolare. Sognano anche una ragazza da amare per poi, un giorno, sposarsi e formare una famiglia. Raramente questi sogni diventano realtà, sono pochi i ragazzi che riusciranno a restare in Europa. Per molti il futuro sarà un incubo. ©Giovanni Mereghetti
I ragazzi arrivati in Europa hanno molti sogni nel cassetto, in primis quello di ottenere il permesso di soggiorno per poter cercare un posto di lavoro regolare. Sognano anche una ragazza da amare per poi, un giorno, sposarsi e formare una famiglia. Raramente questi sogni diventano realtà, sono pochi i ragazzi che riusciranno a restare in Europa. Per molti il futuro sarà un incubo. ©Giovanni Mereghetti
Le donne rappresentano circa la metà dei flussi migratori. Spesso si mettono in viaggio sole, a volte con un figlioletto di pochi anni, raramente intraprendono il lungo cammino con tutta la famiglia. Come gli uomini, scappano in cerca di una vita migliore, ma per loro è tutto più difficoltoso. Soprattutto le più giovani, una volta arrivate in Europa, rischiano di diventare vittime della criminalità organizzata. ©Giovanni Mereghetti
Le donne rappresentano circa la metà dei flussi migratori. Spesso si mettono in viaggio sole, a volte con un figlioletto di pochi anni, raramente intraprendono il lungo cammino con tutta la famiglia. Come gli uomini, scappano in cerca di una vita migliore, ma per loro è tutto più difficoltoso. Soprattutto le più giovani, una volta arrivate in Europa, rischiano di diventare vittime della criminalità organizzata. ©Giovanni Mereghetti