Storie di api e cocorite

Cinzia Gattini è un'apicoltrice con una forte passione per gli animali in genere e questa volta - con lei - andiamo alla scoperta di due storielle diverse dal solito... quasi esotiche.

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Api entrano nell'arnia
©Olaf Radcke

«Durante la primavera la natura fa sì che quando ci sono tante – troppe api – dentro un alveare nasca una o più di una regina “nuova”. A quel punto si crea un nuovo sciame. La regina “vecchia” insieme ad un nuovo esercito sciamano verso altri lidi, liberamente e spesso si fermano su un albero, vicino a dei fiori o si infilano in una tapparella per costruirsi un nuovo alveare… Ecco che allora arrivo io. I vigili del fuoco con i quali ho stabilito una convenzione a volte mi chiamano perché a loro volta sono intervenuti su segnalazione per la presenza di uno sciame libero. Sono tenuti a farlo per legge perché le api sono una specie protetta. Allora io vado sul luogo e adotto un nuovo sciame. Lo metto in quarantena per evitare eventuali malattie che talvolta questi preziosi insetti hanno e poi, quando è il momento con cura le metto insieme alle altre api. E la grande famiglia si allarga…».

Sempre Cinzia che ha tre cani Olivia, Sushi e Lino, che vivono con lei, le api a cui badare, poco tempo fa ha pure ricevuto da una cara signora defunta una strana eredità… Una cocorita in gabbia.

Pappagallini in gabbia
«Io non amo per nulla gli uccelli in gabbia. Ma sapevo che questo uccello se liberato improvvisamente, muore purtroppo perché non è avvezzo all’ambiente naturale, allo spazio grande, illimitato… Così ho accettato l’eredità e ho accolto il pappagallino a casa, chiamandola “Aipi”. Poi però mi faceva tenerezza solo e ho aggiunto un’amica “Pia”. L’amicizia è nata da subito… così tanto che sono arrivate delle uova! E dalle uova sono usciti, dopo una ventina di giorni, “Na”, “Ci” e “Titti”. La famiglia ora è felice e numerosa: fa rumore tutto il giorno finché è ora di andare a nanna… E Pia dorme in maniera davvero particolare: si arrampica nel punto più alto della gabbia e china la testa per non vedere più la luce, è unica!».


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