Rosso Avana

un filo teso tra l’Avana anni Cinquanta e la Roma della dolce vita

1096
Avana, la vetrina del monseigneur. ©Laura Magni

La proposta di lettura di «Galatea» questa volta guarda oltreoceano e si ferma sull’isola di Cuba alla fine degli anni Cinquanta, quando le voci sulla guerriglia della Sierra Maestra arrivano attutite all’Avana e non molti sembrano rendersi conto di quello che sta per accadere.

All’Ambasciata degli Stati Uniti pensano che probabilmente Castro finirà prima o poi per cacciare Batista, ma che anche lui ben presto passerà a prendere ordini da loro. Il cambiamento sarà controllabile, al massimo cadrà qualche testa nell’esercito e nel Palazzo presidenziale.
Lo show quindi va avanti come sempre: ogni settimana l’ambasciatore dà un banchetto; ogni mese Cosa nostra inaugura una nuova casa da gioco dove semina roulette e raccoglie dollari. I grattacieli di alberghi appena inaugurati svettano tra i tetti delle ville liberty, al Vedado. I passeggeri degli yacht che arrivano da Key West si affacciano dal parapetto per fotografare l’insegna azzurra dell’Habana Hilton e le torri del vecchio Hotel Nacional, dove né dollari né fama sostituiscono la regola assoluta della pelle bianca: neppure Nat King Cole e Josephine Baker sono riusciti a farsi ammettere tra gli azulejos e le corbeille di orchidee dell’immensa hall affacciata sul Golfo del Messico.
Miami dista un’ora d’aereo; all’aeroporto di Rancho Boyeros atterra ogni giorno un Constellation con orchestra a bordo. Generose dosi di bourbon e rum servite dalle hostess garantiscono l’arrivo di turisti già manipolati, eccitati all’idea di spalancare i portafogli davanti a tavoli verdi e a ballerine dotate di coda di piume.
Per gli americani L’Avana è il cortile sul retro, la spazzatura fuori dalla porta, il peccato lontano dagli occhi dei bambini e dai tamburi del Salvation Army. L’affare è molto redditizio, tanto che i boss di Chicago mandano i loro uomini migliori a controllare le case da gioco e il traffico di droga. Il progetto di Lucky Luciano e di Meyer Lansky del resto prevede di trasformare Cuba in una sorta di Repubblica della Mafia, indipendente ma strettamente collegata agli Stati Uniti da un flusso ininterrotto di dollari.

Nell’interstizio fra questa Avana e questa Roma, praticabile solo a pochi visionari,
si incuneano due personaggi arrivati a Cuba dall’Italia con uno dei primi voli transatlantici. Sono insieme attori, trasformisti, improvvisatori, strateghi maniacali. Truffatori di alta scuola

Negli stessi anni Cinquanta, dall’altra parte dell’oceano, si è sviluppata a Roma presso un gruppo festaiolo – nobili decaduti, nuovi ricchi, star e starlette di Cinecittà con annessa l’inevitabile fauna nullafacente o nullatenente – una cultura del vivere chiamata «dolce vita». Dentro vi sguazzano personaggi improbabili, che inseguono deliri di vario genere e che a loro volta sono inseguiti dai flash dei paparazzi. Uno di questi improbabili, Marziano Lavarello, insegue il trono di un impero scomparso da mezzo millennio. Ha lavorato come piazzista per la Squibb e distribuito centinaia di campioni di dentifricio e di crema da barba, poi ha cominciato a dipingere croste da vendere in via Veneto ai turisti. Senza smettere, in entrambe queste vite, di appartarsi la notte tra i cespugli di Villa Borghese e del Pincio in compagnia di ragazzi più e meno giovani.
Secondo le regole di una logica inspiegabile, Lavarello viene riconosciuto da diversi tribunali italiani come legittimo pretendente al trono bizantino di Costantinopoli. Assurge in questo modo al titolo di Sua Altezza Imperiale Principe Marziano II Lascaris Comneno Flavio Angelo Lavarello… e così via per un’altra dozzina di predicati. Tra i diritti che acquisisce c’è lo ius honorum, cioè la possibilità di assegnare titoli nobiliari. Cosa che farà negli anni successivi, naturalmente non gratis et amore Dei.
È nell’interstizio fra questa Avana e questa Roma, praticabile solo a pochi visionari, che si incuneano due personaggi arrivati a Cuba dall’Italia con uno dei primi voli transatlantici. Sono insieme attori, trasformisti, improvvisatori, strateghi perfezionisti e maniacali. Truffatori di alta scuola. Da loro comincia la vicenda di Rosso Avana.
Definita la scenografia, passiamo adesso al romanzo.

L’Avana, ultimi giorni del 1958: al ventesimo piano dell’Habana Hilton un drammatico incidente costringe la cameriera Alicia a una fuga rocambolesca e a continui cambi di identità tra i quartieri di una città in equilibrio precario, fra un presente che è già passato e un futuro che molti non sanno ancora vedere. Il mondo delle roulette, di Cosa nostra, dei bordelli, della corruzione, del luccichio che nasconde la miseria, è infatti minacciato da un pugno di rivoluzionari idealisti in marcia verso L’Avana.

La copertina del libro Rosso Avana
Gianni Morelli, Rosso Avana, edizioni ADV Publishing House, 2016 – 380 pagine – CHF 15 – www.adv-publishing.ch

Lo stesso hotel diventa il set anche della seconda storia narrata nel romanzo. Quella di un sedicente Principe di Costantinopoli che mette in scena una truffa altisonante e paradossale: la vendita di titoli nobiliari bizantini a un manipolo di texani ansiosi di buttare al vento i loro dollari.
Fra personaggi inventati e fatti di cronaca del tempo, l’avventura di Alicia e la vicenda del Principe procedono parallele mentre sullo sfondo scorrono le immagini dei marciapiedi affollati, degli addobbi natalizi ai grandi magazzini, dei cadaveri gettati nelle strade di periferia, dei nuovi televisori a colori nelle vetrine, delle bancarelle che odorano di fritto, dei tailleur francesi sulle riviste di moda, delle stanze fatiscenti nella città vecchia, dei biglietti della lotteria in vendita a ogni incrocio.
Le storie si avvicendano e si incrociano seguendo un ritmo sempre più incalzante fino all’ultima notte dell’anno, quando la scena si sposta in una casa dai muri lilla e in un cinema chiuso, assediato dai paramilitari di Batista.
Ancora una volta, in questo suo nuovo romanzo, Gianni Morelli, profondo conoscitore dell’America latina, mescola leggerezza e profondità, realismo e poesia dentro una scrittura ricca e ironica che strappa più di un sorriso.