Aperitivo nella vigna

La signora Eugenia e il passero solitario, bottiglie firmate “Alessi”

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Il sole perfora le nubi sopra la vigna Alessi
Sole e nubi sopra la vigna. ©Stefano Anchisi

In una antica cascina sulle sponde del lago d’Orta, vive il progetto de La Signora Eugenia e del passero solitario. Autore del “design” è Alberto Alessi dell’omonima ditta famosa in tutto il mondo, e i prodotti in questo caso sono eccellenti bottiglie di vino rosso, bianco, spumante e da uve stramature. Uno dei più abili industriali d’Italia ci accoglie placido e informale nella sua bella casa.

di Chiara Coppa

 

Partiamo subito e con un’ottima marcia, un aperitivo perfetto per l’ora: è pomeriggio tardo di una giornata estiva, ma non calda con qualche nuvola nel cielo. Pinot nero, aperto, decantato… profumi, temperatura perfetta… divino! Con i bicchieri in mano inizia la nostra passeggiata verso la vigna insieme al racconto del “passero solitario” (lui, Alberto Alessi) e della sua scommessa. Da molti anni aveva il sogno di un vigneto «E nel 2000 abbiamo cominciato i lavori di pulizia della cascina Eugenia». Circa tre ettari di terreno dove il granito e lo gneiss costituiscono ottimi minerali per piantare le viti, che già si coltivavano nel Seicento.
Poi dal cuore della Borgogna sono arrivate le barbatelle (talee) della vite di pinot nero e chardonnay, «Abbiamo optato per sistemare i filari a rittochino, secondo le linee di pendenza del terreno, proprio come fanno in Borgogna per far scorrere meglio l’acqua». In Borgogna però i filari sono tra loro vicini, «Qui invece 2 metri tra un filare e l’altro e un metro tra le piante: 6.000 piante per ettaro». Il frutto? «3.000 bottiglie all’anno con l’auspicio che nel tempo si possa arrivare a 5.000».

Alberto Alessi nella vigna. ©Stefano Anchisi
Alberto Alessi nella vigna. ©Stefano Anchisi

Peccato però che un terzo della produzione di ogni anno si perda per il maltempo, ci mostra – sempre camminando e fumando il sigaro – le reti che hanno messo per evitare i danni della grandine: il nemico più acerrimo. «Nel 2014 ad esempio abbiamo perso quasi tutto il pinot nero (il suo preferito, ci rivela). Nel 2015 parte del tardivo…».
Nel frattempo arriviamo al capanno per la dinamizzazione perché la coltivazione “Alessi” avviene secondo il metodo biodinamico: senza prodotti chimici, seguendo i cicli lunari, utilizzando il corno di letame – un corno sepolto sotto terra per lungo tempo il cui contenuto viene poi diluito in acqua con la quale si annaffiano le piante. «Il vino si fa nella vigna», cita l’industriale nei panni del viticoltore. È difficile immaginarlo nei panni consueti di leader dell’azienda di design, vedendolo qui, perfettamente a suo agio, nel verde, a curare gli acini guastati dalla grandine, a raccontare il suo vino con passione e gusto…
«Stanno passando i 100 giorni della maturazione, poi a settembre ci sarà la vendemmia. Al momento siamo un po’ in ritardo, di un paio di settimane, a causa di un inizio estate freddo e piovoso». Camminando si sente l’odore della terra, scaldata dalla giornata, del tabacco che il nostro uomo fuma rilassato e del vino che nel frattempo ha esaltato le sue qualità.

La vigna e il lago
Il lago d’Orta dalla collina. ©Stefano Anchisi

Una visione bucolica che è diventata realtà: oggi il vino viene servito a tavola in alcuni noti ristoranti ad esempio a Londra al Water Side Inn dallo chef Michel Roux, in Francia nelle sale di Alain Ducasse, a Rotterdam da “Fred” e in Italia “negli incubi” di Antonino Cannavacciuolo.
La passeggiata volge al termine. È come se fossimo soli, in silenzio eppure stiamo parlando… sembra di leggere un racconto.

«La natura è lenta, calma. In tutto questo progetto sto imparando ad osservarla, da un punto di vista che può essere sì capace, preparato e ben disposto, ma che risulta comunque sottomesso a leggi più grandi: le sue»

Entriamo in cantina, per vedere i prodotti finiti. Il vino sta maturando… Le bottiglie sono disegnate da Martì Guixè, secondo un rebus di Leonardo Da Vinci e somigliano a un decanter. Da sola è perfetta, nell’insieme sono un gioco geometrico intrigante. In un punto della cantina, sopresa! Lo spumante è in attesa, aspetta la primavera del 2017 per essere stappato. Il primo “champagne” – che così non si può dire – Alessi made, sta arrivando.
La nostra visita è terminata. Ci stavamo prendendo gusto. Fuori il temporale sta arrivando. Quando lasciamo la proprietà e il cancello si chiude dietro di noi, gocciola. “Sentiamo” il signor Alberto preoccupato per la sua vigna, questo buon saggio viticoltore che abbiamo conosciuto. Speriamo che la pioggia passi in fretta e non sia un danno…