Moda Animal Free

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Il muro

C‘è un film che ci farà tornare in pace con la natura, quella che noi molto spesso maltrattiamo, violentiamo, abusiamo e che invece ci è amica. Parliamo della pellicola “Die Wand” , adattamento del regista Julian Pölsler al romanzo del 1961 scritto da Martin Haushofer. “La parete” è la storia di una donna che va in una baita di montagna con una coppia di amici per potersi rilassare. La sera la coppia se ne va in villaggio, e la mattina dopo la donna si sveglia, sola, con il cane Lince, e quando sta per raggiungere gli amici si accorge di essere imprigionata dalla montagna. Tutto intorno alla baita infatti c’è un muro, una parete invisibile che la taglia completamente fuori dal mondo. Da qui in poi la donna dovrà capire, adattarsi, e reagire a questa nuova e non semplice situazione. Da sola, con il cane, un gatto e una mucca. Una nuova vita, a stretto contatto con la natura… A volte è l’uomo il pericolo per la natura “l’unica creatura che può far bene o male nel bosco”, come ci ricorda la protagonista di questo film.
Pensare a una scena di questo film è in forte contrasto con una qualsiasi immagine pubblicitaria di moda (femminile soprattutto) alle quali siamo di continuo sottoposti più o meno passivamente. Immagini di pellicce, pelli, piume, sete, lane…
animal-free-logoIn questo senso agisce oggi la Lav, promuovendo il Rating Animal Free Fashion (Rating AFF). Un rating che, innanzitutto, esclude tutte quelle marche che non hanno pubblicamente adottato una minima scelta etica, consistente nella rinuncia all’uso di pellicce animali. Un rating etico che servirà a stimolare le aziende ad aderire al progetto Animal Free oltre che a spingerle verso nuovi traguardi per migliorare il proprio impatto sulla società e renderle sì sostenibili e anche etiche.
La Commissione Europea, definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come la “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. Molte aziende di moda pubblicano (pensiamo ai siti web) sezioni dedicate al loro impegno sociale, parlando anche di “sostenibilità”. Purtroppo però, la maggioranza delle imprese tende ad escludere dalle questioni sociali, ambientali ed etiche, la questione animale. L’industria dell’abbigliamento – includendo il settore calzaturiero e degli accessori moda – ha delle significative ripercussioni sulla qualità e durata della vita di milioni di animali. Non si tratta solo degli animali allevati, catturati e uccisi per la produzione di pellicce – oltre 80 milioni l’anno nel mondo – ma anche di numeri di fatto incalcolabili delle vite di altri animali che, direttamente o indirettamente, esistono per la fornitura di “materiali” quali: piume, pelle, seta, lana, corna e ossa.
L’industria della moda ha un impatto significativo in particolare su tre aspetti della società, con cui si confronta: il benessere animale, l’inquinamento e consumo energetico e i valori sociali. Sono poche le aziende che per ricavare dal singolo animale “del materiale” assicurino ad esso una vita naturale in qualità e durata, senza considerare i metodi per ottenere i prodotti.
Le produzioni animali, per finalità frivole come l’abbigliamento, considerata l’ampia gamma di prodotti vegetali e sintetici alternativi caratterizzati da performance migliori (in termini di comfort e di impatto ambientale) degli analoghi di origine animale, hanno poco o nulla a che fare con l’utilità sociale.
Allora dunque torniamo a riflettere sui nostri acquisti, suoi nostri capricci e decidiamo, comprando, chi si comporta bene con la natura.