Metronomi e musiche stellari

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Installazione dei leggii

Al Museo del violino di Cremona l’articolata mostra – sculture, installazioni, formelle di materie pigmentate – di Gabriella Benedini, presente così nella città dove è nata (1932). La mostra ha un titolo “Concerto per Sofonisba”, la celebrata pittrice Anguissola (Cremona 1532-Palermo 1625) che apre nella storia dell’arte l’autonomia artistica femminile. La Benedini imbastisce con la remota concittadina un rapporto che si fonda sulla vicenda artistica di genere e sulla convinzione che si possa mettere in scena un confronto generazionale. Sofonisba e le sorelle, con altre cremonesi

Metronomo, 2015
Metronomo, 2015

come Partenia Gallerati (1526-1571), stanno al centro della adesione femminile alle arti liberali nel pieno Rinascimento di Cremona, così come un gruppo di donne intellettuali e artiste, tutte cremonesi – Mina Gregori, Elda Fezzi, Federica Galli, Benedini – si confrontano nel secolo scorso con i mutamenti sociali e culturali della città, la ‘capitale contadina’ precipitata nella crisi agricola della valle padana.
La mostra si apre con strumenti di misurazione del tempo musicale e strumenti musicali (sorta di guzle), poi pentagrammi dipinti o in collage, ascisse e ordinate inserite su materie informi. Il tempo ‘cacofonico’ dei metronomi contrapposti e autonomi l’uno dall’altro, si trasforma in musica silente di sfere celesti ottenute, spazi di infinito, infiniti mondi che – da Copernico e da Bruno – governano scienza, immaginario, pensiero e ricerca artistica. Altro spazio della mostra è la gigantesca installazione di un centinaio di leggii che reggono su due pagine gli ‘spartiti per un concerto’. Questa la parte di più immediato godimento della epifania cremonese dell’artista, con grandi abilità nell’accostamento di materie, nel collage, nelle modificazioni di fucina. L’uso delle paste materiche qui e le cadenze di immagini dichiarano apertamente l’origine dallo spazialismo e dal primo Lucio Fontana – materie quali polveri di galassia, residui vulcanici, pietre laviche – con qualche debito formale verso Osvaldo Licini. Chiude la mostra un ciclo di grandi prore – vele o grandi arpe che si gonfiano come vele – sculture in vetroresina con ancoraggi di ferro e piombo.