Un’arte per l’Asse

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Rodolfo Bona, docente di storia dell’arte a Cremona, consegna, attraverso le edizioni ‘scritture’ di Piacenza, una attenta e utile ricerca. Si tratta de Il Premio Cremona (1939-1941) lavoro su quello che fu premio di pittura e anche di scultura ideato da Roberto Farinacci, il ‘ras’ di quella città. In copertina del libro di Bona un particolare dell’opera di Donato Frisia Discorso della proclamazione dell’Impero ascoltato dalla mia famiglia. L’opera fa parte della prima edizione del premio, edizione tematica su indicazione di Benito Mussolini, appunto dedicata alla rappresentazione di un discorso del Duce alla radio. Se Mussolini detta i temi, Farinacci è l’indiscusso patron del Premio Cremona. Lui il leader politico fascista (Isernia 1892-Vimercate 28 aprile 1945) legato ai grandi proprietari terrieri della bassa padana e della sua ‘capitale contadina’, Cremona, appunto. Il premio di pittura è uno strumento nelle sue mani per determinare un’area culturale comune – di progetto e visione – con il Reich tedesco (la partecipazione al premio è aperta agli artisti tedeschi, la giuria è mista, le manifestazioni attorno al premio vedono sempre la presenza di gerarchi e autorità tedesche e così via). Durò tre anni, si spense tra il 1942 e il 1943 per il progredire della guerra, per la caduta di interesse degli artisti italiani, per gli eccessi pangermanisti che Farinacci dispiega attraverso questo progetto culturale e la rivista Cremona che lo accompagna. La prima edizione del Premio ha come tema il ‘discorso del duce alla radio’ e ‘stati d’animo creati dal fascismo’, la seconda ‘la battaglia del grano’, la terza ‘la gioventù italiana del littorio’.
Premio CremonaMa di cosa si tratta in realtà? Che senso ha e cosa è nei conflitti e negli equilibri del regime il ‘Premio Cremona’? Bona lo afferma in apertura della ricerca: «…In quegli anni in Italia si confrontarono due modi di intendere il rapporto tra arte e stato fascista. Bottai, ministro della educazione, dal 1936 auspicò in molti suoi scritti un’arte inserita nella vita dello stato, secondo un’idea liberale che non concepiva l’imposizione della ideologia di regime in campo artistico e, pur promuovendo l’inquadramento degli artisti nei sindacati non imponeva mai gusti o tendenze specifici. Farinacci si proponeva invece di indirizzare l’ispirazione artistica verso un’idea superiore, in modo da favorire l’illustrazione delle opere benefiche compiute dal regime… un’espressione artistica attuale, cioè ispirata al proprio tempo e nazionale, dunque etnicamente italiana e popolare». Di fronte al Premio Cremona ci sta il Premio Bergamo – voluto dal ministro della pubblica istruzione Bottai, avrà una edizione in più dell’antagonista padano – ospita un’arte eterodossa rispetto ai canoni farinacciani. Qui Renato Guttuso espone la Crocefissione, ispirata alla circolazione di linguaggi artistici internazionali (picassismo) e la Chiesa con uno dei più ottusi e grotteschi divieti proibisce «l’accesso alla Mostra del Premio Bergamo, pena la sospensione a divinis ipso facto». Bellomi, spalla destra di Farinacci e intellettuale di qualche decenza attacca il premio Bergamo luogo di un’arte “cosidetta moderna”: a Cremona si sta alle forme e cadenze di un sedicente ‘Rinascimento cremonese’ cioè a muscoli, disegno vigoroso, retoriche e sfide. Interessante sottolineare come parte della querelle cremonese verso Bergamo si incentra sulla ‘figura’. Siccome a Bergamo la ‘figura’ non è poi così perentoria e sicura di ‘eroiche forme’ e le rappresentazioni non sono di ‘tipo monumentale figurativo’, la non-figurazione bergamasca viene accusata di tendenza filosemita, di filoebraismo visto che l’arte ebraica è iconoclasta. Le leggi razziali – Farinacci ne è uno dei firmatari – sono passate nel 1938. Il Premio Cremona chiuderà, come detto, nel 1941. Roberto Farinacci in fuga, viene fucilato dai partigiani, il 28 aprile 1945, a Vimercate. Monteverdi critico d’arte che anima il progetto riprende a scrivere negli anni Cinquanta sulle pagine culturali de La Provincia, il quotidiano degli agrari cremonesi. Il buon libro del Bona si completa con un centinaio di schede biografiche di pittori partecipanti il premio: dal cremonese Acerbi al casalasco Beltrami al molisano Trevisonno.