Il romanzo sottile

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Una sostanza sottile di Franco Cordelli (Einaudi, pp. 264, € 21) porta al calor bianco i paradossi elegantemente esposti da Cercas. Non c’è oggi scrittore, da noi, che orchestri le sue finzioni con ambiguità paragonabile alla sua. In quest’ultimo romanzo, per esempio, la voce narrante è quella della figlia del protagonista, che riporta però quasi soltanto parole del padre, e racconta le sue vicende unicamente per come (se) le racconta lui. Perché ciò avvenga, se sia attendibile la versione della ‘figlia’, e prima quella del ‘padre’, e se poi queste voci siano davvero due…, tutto ciò, sino alla fine, resta ignoto. Si potrebbe dire che se la cecità di Albinati deriva dai sin troppi fasci di luce da lui proiettati sulla realtà, quella di Cordelli si deve al fatto che non si capisce se, quella del suo libro, sia luce od ombra (se la prima cecità è forse preterintenzionale, la seconda è decisamente programmatica). Uno dei tanti scrittori evocati da Cordelli, ancorché senza nome, è Giuseppe Pontiggia: il quale intitolò un suo romanzo, nel 1983, Il raggio d’ombra; un altro nostro autore, Luigi Malerba, spesso usava l’immagine della velocità del buio, mentre La velocità della luce s’intitola un romanzo di Cercas, del 2005, sottovalutato – mi pare – da lui per primo: l’unico, tra i suoi, deputato all’ambiguità non della storia collettiva ma di quella personale. Cioè quella oggi definita autofiction. Per certi versi si potrebbe definire tale, pure, Una sostanza sottile: che alterna un episodio traumatico di qualche anno fa (una lunghissima degenza dell’autore in ospedale, dopo essere rimasto in fin di vita) a una serie di visite al festival teatrale di Avignone. Entrambi ‘fatti veri’: ma a rendere l’uno più ambiguo e indecidibile dell’altro è, oltre alla cornice d’invenzione della voce femminile, l’incastro dell’uno negli altri: una commistione riprodotta en abîme in ogni battuta, sino a sprofondare nelle più microscopiche particelle del discorso. Nel punto cieco, ancora una volta, ci precipita il raggio d’ombra di quella sostanza sottile che è la scrittura.