Il romanzo finto

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Tiziano Scarpa
Tiziano Scarpa

Il paradosso di Cercas è che l’ambiguità della letteratura si manifesterebbe proprio nell’aderire a una realtà fattuale. Egli stesso ricorda la Poetica di Aristotele: il verosimile è lo spazio letterario, il vero quello della storia. Anche quest’ultimo assunto è stato revocato in dubbio, ma resta problematico sostenere che proprio perché accaduto un fatto dovrebbe essere più ambiguo e ‘cieco’ di uno inventato. È vero che quasi tutti i libri di valore, oggi, inseriscono pezzi di realtà nell’invenzione; e tuttavia, seppur di rado, si scrivono ancora romanzi di valori inventati di sana pianta (ancorché ogni finzione assembli una quantità di pezzi-di-fatti veri: sarebbe materia per un altro saggio). È il caso dell’ultimo libro di Tiziano Scarpa Il brevetto del geco (Einaudi, pp. 328, € 20) insieme a Panorama di Tommaso Pincio il miglior romanzo italiano del 2015. Non è una novità la spettacolare abilità di manipolatore linguistico di Scarpa; più colpisce il modo in cui manipola le situazioni narrative, ossia appunto l’invenzione: mai così efficace dai tempi dell’esordio, vent’anni fa. Più vere del vero, si diceva una volta, cioè arci-eloquenti su verità del nostro tempo che mai avevamo visto con tanta definizione di dettaglio, sono l’esistenza traboccante di risentimento dell’artista fallito Federico Morpio, che vede sempre più svuotarsi di senso la propria vocazione, e quella dell’impiegata Adele che sempre più se la riempie, l’esistenza, con una vocazione non metaforica, come quella dell’arte, bensì letterale: religiosa (che si consuma, però, in una chiesa dove splendono i neon di Dan Flavin). Pare una magnifica illustrazione del punto cieco di Cercas un’opera di Morpio, una sorta di Blow-up della forma-ritratto: uno ‘zoom terminale’ che si avvicina al volto sino a penetrare nei suoi pori e inquadrare i micro-organismi che vi abitano, i “demodeci dei follicoli” che “vivono i loro amori, le loro migrazioni epiche alla faccia nostra”. Ce li abbiamo sempre davanti agli occhi, ma non riusciremmo mai a vederli se non in un video: o nelle pagine di un romanzo.