Ceretti, la crisi dell’immagine

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Mino Ceretti (Milano 1930) espone sino ad aprile una piccola parte del suo imponente e fortemente cromatico lavoro su grandi carte, lo fa alla galleria d’arte Scoglio di Quarto sui Navigli milanesi. La sua complessiva ricerca – molto noto è quel quadro iniziale Uomo allo specchio rotto (1956) – affronta e sviluppa la crisi della figurazione storica, sottoponendo l’immagine alle deformazioni della lezione e scompoisizine cubista da Cézanne a Picasso. Mino Ceretti è inscritto nell’immediato dopoguerra italiano nel movimento detto del ‘realismo esistenziale’ – assieme a Giuseppe Guerreschi, Tino Vaglieri, al sodale e amico Bepi Romagnoni. Tutti nascono tra il 1929 e il 1930, l’unico in vita è Ceretti. Per i protagonisti di quella stagione il problema è rappresentare la realtà. Realtà ai margini e alla periferia, scena povera degli sfruttati e degli esclusi per Vaglieri; palcoscenico di cronache feroci per Guerreschi;

Mino Ceretti, Stacco, 2007, pastelli a olio su carta, 100x75 cm
Mino Ceretti, Stacco, 2007, pastelli a olio su carta, 100×75 cm

narrazione collettiva, ‘epica’ dei colletti bianchi per Romagnoni. Quando Ceretti parla di quegli anni (sono i primi anni Cinquanta) sostiene come il gruppo dei pittori ‘esistenzialisti’ – i critici milanesi Valsecchi e Kaisserlian li contrappongono al neoreralismo guttusiano e all’astrattismo – sia assimilabile attorno all’ interesse “per l’analisi della formazione dell’immagine”: «Come si forma questa immagine? Come mai? Cosa sto facendo? Come mai tutto questo diventa pittura? Questo interrogarmi – dice Ceretti – ragionare, prende il sopravvento dal punto di vista concettuale e mi indirizza, mi da la possibilità di guardare alle cose che mi interessano, che mi intrigano, con un metodo che indugia sugli aspetti fenomenologici della formazione di questa immagine». Il dipingere è allora processo di conoscenza e rappresentazione delle forme di un reale scomposto dalla crisi e un misurarsi con i linguaggi trasmessi da esperienze precedenti della storia dell’arte. È il reale che è in crisi e l’indagine della crisi continua in queste carte ora esposte a Milano. E vi è in Ceretti anche la consapevolezza della crisi di una classe sociale che constata la propria inesistenza identitaria. Sarebbe qui la piccola borghesia che scompare nelle massificazioni del secolo.