Scrivere la solitudine

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Almeno in apparenza non è un apologo sulla scrittura l’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, Panorama. Un prologo (NN, pp. 198, € 13), col quale lo scrittore romano – a sette anni di distanza da Cinacittà – ha vinto la prima edizione del premio Sinbad, dedicato all’editoria indipendente. Non sulla scrittura: ma sulla lettura. In un futuro prossimo nel Pincioquale sarcasticamente si trova accentuato (ma non poi di molto) il nostro presente, il protagonista Ottavio Tondi è infatti «non un lettore qualunque, ma l’epitome, l’incarnazione di una passione già rara in passato e oggi del tutto scomparsa». In questo mondo, infatti, nessuno legge più. Non esistono più librerie né case editrici. Tondi, che per professione vagliava manoscritti in una di queste, viene individuato come l’ultimo lettore: diventa così un’icona e la gente lo contempla a teatro, su un divano, mentre fa in perfetto silenzio l’unica cosa che sappia fare: leggere appunto. Ottavio è addicted a un social network chiamato Panorama che, a sua volta, appena accentua certe caratteristiche di questi nostri Grandi Fratelli da camera: una webcam sempre accesa veglia su un ambiente di casa. È il Panottico del XXI secolo, puntato sull’«umanità fatta paesaggio». Lì, con un gioco basato sulla lettura, Ottavio ha intercettato un’entità femminile dal letterario nome di Ligeia Tissot. In seguito a un incidente emblematico (nottetempo Ottavio viene pestato da un gruppo di drughi che lo hanno sorpreso a leggere per strada) il protagonista si vede interdetta la sua passione, il suo talento, nonché il proprio unico mezzo di sostentamento. Come Alex nell’Arancia meccanica non può più leggere, Ottavio; e perde pure la sua Ligeia. Comincia così a precipitare verso l’autodistruzione, cui ci hanno abituato i precedenti protagonisti di Pincio. Più che sulla lettura, allora, Panorama è uno struggente, ironico, memorabile apologo sulla nausea della lettura: sulla stanchezza della carne che, ahimè, ha letto tutti i libri. E che per questa hybris, da sempre, ha in sorte la più antica, la più giusta delle punizioni: la solitudine.