Scrivere l’abbandono

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Scomparso Umberto Eco, fra gli scrittori di oggi forse non ce n’è nessuno che abbia le competenze linguistiche di Marina Mizzau. Ricordo il suo libro sull’Ironia, forse la trattazione più preziosa su questa che non è solo una figura retorica, ma anche un bellissimo saggio sulle Relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, il più bel romanzo epistolare di sempre, nel quale tutte le lettere sono studiate come speech acts (come si definiscono, in linguistica, espressioni ‘performative’ del genere «con questo anello ti sposo» o «ti giuro fedeltà»).

MizzauDai tardi anni Ottanta Mizzau accompagna questi lavori con narrazioni che funzionano come ‘prove su strada’ delle sue intuizioni teoriche. L’ultimo, Se mi cerchi non ci sono (Piero Manni, pp. 204, € 17), è particolarmente riuscito. Anche questo è una specie di romanzo epistolare e il suo intreccio geometrico – se non ha la perversione labirintica di Laclos – finisce per rivelare il suo medesimo, sorprendente, abbandono sentimentale. Muore Leonardo, carismatico intellettuale e grande docente universitario: lasciando nel computer, a ciascuna delle tante persone a lui legate – mogli, figlie, parenti e amici vari -, un messaggio preparato per la circostanza. Queste persone si incontrano e si scontrano, finalmente in grado di confrontarsi fra loro oltre che con la memoria dello scomparso. Fiorisce così una ridda di scene quasi teatrali, ciascuna un diverso «gioco linguistico». A tenere le fila della narrazione è l’unica persona vicina a Leonardo alla quale lui non abbia lasciato scritto nulla, la sua allieva prediletta che si rivelerà a lui avvinta dal legame, forse, più forte: quello del non-detto (e del non-fatto). È lei a sciogliere l’enigma, fra il crittogramma e il rebus, che ha tenuto in scacco gli altri: tre C maiuscole seguite dalla frase risolutiva (2, 2, 6, 3, 2, 4). Se le «ci» si considerano immagini, anziché lettere dell’alfabeto, sono piuttosto dei semicerchi: semicerchi, non «ci», sono, cioè Se mi cerchi non ci sono. Che è il titolo del libro, nonché la morale con cui ci lascia ogni abbandono.