Boho Haram e la Cina

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Boho Haram, il gruppo islamista armato che opera nel nord-est della Repubblica federale di Nigeria, continua imperterrito le sue attività di terrore. È di qualche giorno fa la notizia di un comunicato della polizia dello Stato di Borno che avverte i residenti di “evitare di raccogliere oggetti per strada perché potrebbe trattarsi di ordigni”. Il neo-eletto presidente, Muhammadu Buhari, continua a ripetere che la guerra procede e che i “terroristi sono stati ricacciati nei loro covi”. I servizi segreti americani, francesi e inglesi sanno probabilmente molte cose. Conosce la realtà di Boho Harama qualche potentato locale che magari ha a che fare con la nebulosa jihadista in Nigeria , in generale nulla se ne sa. Pochissimi sanno veramente quello che sta succedendo sul campo. I governanti e militari dei diversi paesi impegnati nella quotidiana lotta al terrorismo usano il segreto di Stato sia per proteggersi che per arricchirsi. Vi è ormai una correlazione matematica tra corruzione e terrorismo. Mentre qualcuno s’arricchisce con la guerra, le forze di sicurezza nigeriane agiscono nella quasi totale impunità. Continuano a vessare sulla popolazione civile con vittime e atti continui di violenza. Il capo di stato maggiore dell’esercito nigeriano, il general Ysuf Buratai, è appena apparso davanti a una commissione parlamentare istituita per monitorare la situazione sulle pesanti e continue violazioni dei diritti umani più basilari. Commissione con poteri di sanzione, ma nessuno è stato punito e né probabilmente lo sarà.
L’ONU si sforza di attivare un minimo d’assistenza alle popolazioni costrette a lasciare le proprie terre. Erano contadini sono diventati profughi. Si parla di 100 mila profughi nigeriani in fuga dalle violenze innescate da Boho Haram e contro Boho Haram.
Il poeta nigeriano, Ben Okri, interrogato in TV dallo scrittore compatriota, Wole Soyinka, ha così parlato: «Si tratta di una guerra cruciale, non solo contro Boho Haram, ma contro oscuri intrecci che fanno parte della storia politica nigeriana». Trame di interessi, scontri tra gruppi religiosi, mossi da interessi economici e, naturalmente, povertà e estrema diseguaglianza.
E se ci fosse dell’altro? E se il caos in Libia fosse stato orchestrato dalla NATO per destabilizzare tutta l’area del Sahara occidentale, che include la Nigeria settentrionale, la cui storia è legata alle ondate islamico-riformiste della regione? È evidente come le armi della Libia di Gheddafi siano finite nelle mani anche di Boho Haram. Le attività militari di Boho Haram in Nigeria – il paese gigante dell’Africa – sono un fenomeno che ne apre e induce altri. Da tempo americani ed europei sono preoccupati dalla crescita delle attività cinesi in Nigeria e dei rapporti sempre più stretti tra i due paesi del ‘Sud’ (che una volta si chiamava cooperazione Sud-Sud o terzomondista).
Le armi libiche hanno reso Boho Haram uno dei gruppi più pericolosi al mondo. Secondo il Global Terrorism Index, Boho Haram avrebbe prodotto persino più morti dello Stato islamico di Iraq e Siria, quadruplicando la proprio forza armata dal 2013 a oggi. Bombe nei bus, nelle scuole, nelle chiese, nei villaggi, nei mercati e persino nelle moschee non affiliate. Gli equipaggiamenti di Boho Haram sono passati dai rudimentali AK-47 a missili anti-carro e anti-aereo. In Libia operano gruppi legati all’islamismo radicale che sono divnetati mercanti di queste armi. Tra loro il Gruppo combattente islamico libico e Al-Qaeda nel Maghreb. Il legame tra questi gruppi è passato per il Mali e attraverso gruppi islamici tuareg che fanno da ponte nel deserto tra i vari gruppi armati islamisti. Boho Haram ha beneficiato enormemente del vuoto di potere creatosi nel Mali settentrionale, lì si sono addestrati e sono entrati in contatto con gli estremisti tuareg e arabi.
La Nigeria è stata uno degli alleati più fedeli degli USA nel Continente. Tanto è vero che proprio in questo paese gli USA avevano pensato di creare il centro di comando per le proprie operazioni militari Africa (AFRICOM), le operazioni al momento sono dirette dalla base navale USA di Napoli. Malgrado ciò, seguendo il trend di molti altri paesi africani e non solo, la Nigeria si è via via legata in rapporti commerciali esclusivi con la Cina. Il contratto di più di 20 miliardi di euro firmato nel 2010 tra i due paesi per la costruzione di tre raffinerie di petrolio – in un paese grande produttore di greggio ma costretto a importare benzina e gasolio – è stato il primo grande segnale d’allarme per gli interessi occidentali. La Nigeria si impegnava nel 2013 ad aumentare le esportazioni di petrolio in Cina, a scapito di altri mercati, dato che l’aumento di produzione, allora, non era previsto. Gli interessi economici cinesi, poi, vanno ben oltre il settore petrolifero e questo caratterizza l’azione della Cina rispetto all’Occidente, interessato quasi esclusivamente all’oro nero. La Cina è interessata al commercio dei propri manufatti e la Nigeria è un mercato potenziale di 150-200 milioni di individui, anche molto ricchi. Già nel 2006 la Cina mette a disposizione della Nigeria un prestito a interessi bassissimi di circa 8 miliardi di euro per la costruzione di una ferrovia. Nel 2007 la Cina – come già Gheddafi con il Sud Africa, firmando così la sua morte – ha finanziato e costruito un satellite di telecomunicazioni per la Nigeria. Nel 2014, dei circa 17 miliardi di euro di scambi tra Cina e Nigeria, solo il 12 % riguarda il settore petrolifero. La Cina è diventata così il maggior paese importatore in Nigeria, superando USA e India insieme. In politica internazionale, la Cina ha sostenuto la Nigeria per un posto al consiglio di sicurezza dell’ONU e i due paesi hanno firmato un patto per lo scambio d’informazioni strategiche. Un sondaggio della BBC nel 2011 rivela come l’85 % dei nigeriani abbiano un atteggiamento positivo nei confronti della Cina, mentre gli stessi interpellati rivelano inimicizia verso gli americani ed europei. Quando, nel suo tour africano, il premier cinese, Li Keqiang, nel maggio del 2014 visita il paese, emerge con chiarezza il legame stretto che unisce Cina e Nigeria.

Yang Jiechi e Nnmadi Azikiwe ministri degli esteri cinese e nigeriano
Yang Jiechi e Nnmadi Azikiwe ministri degli esteri cinese e nigeriano

L’African Oil Policy Initiative Group è un gruppo formato da membri del Congresso americano, militari e lobbisti del settore. AOPIG già nel 2002 redige un rapporto sull’attivismo crescente della Cina in Africa occidentale, in questo rapporto si contempla un’azione militare, anche se solo a livello di deterrenza, per stoppare questa influenza. Lo scorso luglio, il capo degli Stati maggiori riuniti del Pentagono, Martin Dempsey, afferma che la Cina rappresenta uno dei maggiori “pericoli per la sicurezza e gli interessi” degli USA nel mondo. La domanda sorge spontanea: la destabilizzazione della Nigeria, il paese più importante dell’Africa occidentale, e forse di tutto il continente, rientra in una logica di respingimento dell’influenza cinese? Boho Haram trova un suo spazio qui? La strategia cinese in Nigeria è a lungo termine, la Cina ha bisogno di stabilità se non di democrazia. Boho Haram è l’ultima delle cose che la Cina desideri per i suoi fini politico-economici. Diversamente da altri attori politici internazionali, che operano in Africa, i cinesi investono in assets cosidetti ‘fissi’, come linee di comunicazione, raffinerie, fabbriche, agricoltura, etc. Questo tipo di investimenti sono caratterizzati dal lungo periodo. La stabilità politica e sociale è un elemento di importanza fondamentale per maturare i rendimenti necessari. Senza stabilità gli investimenti cinesi in Nigeria non possono fruttare e non possono neppure essere protetti, perdendo di valore. Il corollario della politica di contenimento della Cina da parte dei paesi NATO potrebbe proprio essere l’instabilità politico-sociale.  La volubilità della situazione in Nigeria giova all’Occidente anche perché riporta all’ovile la pecorella smarrita: i potenti apparati militari occidentali diventano necessari per garantire il non collasso del paese. Nel 2015 gli USA hanno bloccato la vendita di armi alla Nigeria, ma non ai suoi vicini. Nel luglio 2014, gli USA hanno sospeso l’import di petrolio dalla Nigeria, una decisione deleteria dal punto di vista economico che ha fatto piombare il paese in una delle sue crisi finanziare peggiori. Tutto sembra fatto in nome della instabilità con Boho Haram che continua le sue azioni e la Cina che rallenta. Sarà tutto per caso? Per evitare il peggio, i governi nigeriani si sono rivolti a USA, Gran Bretagna e Francia per chiedere protezione militare e non alla Cina.