Dagli Impressionisti a Picasso

Capolavori dal Detroit Institute of Arts

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Vincent van Gogh, Autoritratto, 1887, olio su tela, cm 38,9 x 28,7

Genova, Palazzo Ducale, fino al 10 aprile
Info – 0039 010 92810, www.impressionisti@picasso.it
Catalogo, Skira

 

Unica tappa europea a Genova, poi in Giappone, infine ritorno a Detroit. Calendario questo che sarebbe sufficiente per non perdere l’esposizione. La notoria qualità delle opere la rende poi un must.
L’arco di tempo delle opere copre i sessanta anni di arte europea che hanno aperto a tutte le future e possibili varianti del moderno, passaggio epocale espresso da tele straordinarie, dal primo Van Gogh arrivato negli USA nel 1922 (Autoritratto, 1887), insieme a La finestra di Matisse, dipinta appena tre anni prima. Come mai questa densità di qualità artistica a Detroit, la città dell’auto? Per la eccezionale coincidenza di un grande direttore di origine europea dell’Istituto delle Arti cittadino – il tedesco William Valentiner – attivo dal 1924 al ’45 e di grandi mecenati locali da Tannahill a Ford che hanno donato collezioni e messo a disposizione enormi fondi. Perché oggi in tour? Per segnare la rinascita del museo che dopo il crollo economico dell’industria pesante nel 2008 (automobili e indotto) era arrivato alla chiusura nel 2013. Colpo di audacia e pragmatismo, messa in vendita di 60.000 opere – disegni, quadri, sculture etc, soprattutto di arte americana – e salvataggio di uno dei più importanti musei USA. L’esposizione di Genova,  divisa in sezioni che corrispondono più o meno a nomi di pittori (Renoir, Matisse, Cézanne, Modigliani, Picasso e il cubismo, le Avanguardie del 900 e così via) resta emozionante per la qualità delle opere. Basterebbero i Renoir, quei suoi nudi così gioiosi, rosee ragazze tranquille in un angolo di bosco e all’opposto stilistico la giovane donna di Courbet (Bagnante appoggiata a un ramo, 1845) il cui corpo, il cui sguardo sfida l’osservatore; basterebbe La finestra di Matisse (1919), nel mazzo di fiori c’è un unico, fiammante papavero, gli altri sono fiori di campo, o no, il sole mediterraneo ne ha sfatto i contorni, resta soltanto luce nel colore. Certo da non perdere due ritratti di donna. Il primo Madame Cezanne del 1886, la pazientissima moglie del pittore ritratta in tante tele, non si sa se per amore o perché Paul non ha bisogno di vendere e si rintana in un paesino di Provenza senza modelle o perché è molto avaro e durissimo da sopportare. Altro capolavoro  al femminile il Ritratto di donna (1872-73) di Edgard Degas. Opera crudele,  ma anche documento di una magistrale capacità realistico-narrativa. Degas è a New Orleans, ospite del fratello che commercia cotone – di questo passaggio rimane una ‘cronaca’ di dipinti e tele memorabili – , la cognata ha problemi di vista e viene operata, Degas la ritrae in un momento di fragilità e dolore, non solo, la mette di profilo dalla parte dell’intervento, che si vedano bene le bende… Nel settore dell’Espressionismo e della Nuova oggettività  è presente il famoso Autoritratto giovanile di Otto Dix (1912) dove la nettezza dei contorni, il colore violento di fondo, la posizione del corpo e perfino pettinatura e abito richiamano la grande tradizione nordica.
Inevitabile la tentazione di vedere in quel durissimo volto di adolescente il futuro, feroce, analitico critico della società tedesca nei molti e successivi decenni.