Le motivazioni per scrivere a casa sono infinite. La prima battaglia combattuta sull’Isonzo, nel luglio del 1915, costa 2000 morti e 11.500 dispersi. Un battesimo delle armi che i sopravvissuti vogliono raccontare e denunciare. Se tutte le lettere scritte dai soldati dal fronte o dalle famiglie ai soldati sono importanti, ancor di più lo sono le censurate. Non corrette, non parzialmente oscurate, ma sottratte dalla censura. Il servizio di censura dell’esercito le ritiene assolutamente non divulgabili, le notizie e osservazioni lì scritte dovevano essere secretate. L’Archivio Centrale dello Stato a Roma, sezione Militare, conserva migliaia di lettere ‘censurate’ sulle quali, al tempo, fu anche accesa una pratica penale.

testo di Alessandro Magnifici ricerca d’archivio di Claudia Cotti Zelati

 

Questa è la storia – per rapida antologia di testi – delle decine di migliaia di lettere censurate, di un viaggio di notizie e di affetti mai giunto a destinazione.
Il servizio di censura della posta è, alla fine della guerra, una macchina molto efficiente, in grado di vagliare milioni di missive. Quello che sorprende è la capacità dello Stato di organizzarlo già subito, nei primi mesi del conflitto, anche se all’inizio il sistema di censura dimostra molti limiti. Nessuno poteva immaginare che il fenomeno della scrittura e della comunicazione postale sarebbe esploso sia in trincea e sia all’interno del Paese in un modo così devastante. I vari uffici di censura furono letteralmente sommersi dalle lettere.
Pensiamo poi che il 40% dei soldati è analfabeta. Ma l’urto emotivo e la necessità di comunicare e informare a casa d’essere vivi e della tragedia della guerra vince su tutto.
A partire della seconda metà del 1916, con le sorti della guerra che peggiorano sempre più, il sistema di controllo si affina, diventa maggiormente intransigente verso le ‘trasgressioni’. Inizia così una guerra nella guerra. I soldati s’ingegnano, iniziano a scrivere con il succo di limone (rende il testo invisibile ad occhio nudo per diventare chiaro con una fiammella dietro la lettera), scrivono le cose più segrete sotto il francobollo (che la censura sistematicamente stacca), oppure riempiono i fogli a disposizione di notizie normali per poi scrivere della realtà del fronte e della vita di trincea all’interno della busta che contiene la lettera e così via.
I soldati che combattono al fronte della Grande guerra provengono in gran parte da un’Italia rurale, povera e analfabeta. Quest’ostacolo viene aggirato attraverso la rete di solidarietà che si viene a creare nella trincea. I commilitoni più istruiti, gli ufficiali e i cappellani militari, si adoperano per aiutare i soldati meno istruiti, anche se fautori di una sorta di censura preventiva sul contenuto delle lettere che non trascrivono con totale fedeltà rispetto a quanto gli viene dettato. Avere l’aiuto di un soldato alfabetizzato che condivide condizioni fisiche e psicologiche è la cosa migliore. Tra soldati si poteva dire e scrivere cosa si pensa, quasi senza timore o autocensura.

Lettere dalla trincea
Verso della cartolina postale con Fante in riposo di Lorenzo Viani

Alla fine della guerra si ha l’impressionante mole di quattro miliardi di missive scambiate tra il fronte, il resto del paese e viceversa.
Nelle lettere che sono prodotte qui, appare il bisogno forte di dire prima di tutto a sé e alle famiglie che si è ancora vivi. C’è chi scrive al fratello sugli orrori della guerra raccomandandosi di non dire nulla alla mamma, ma queste missive sono sempre testimonianze lucide di uomini che hanno ancora tutte le facoltà per descrivere la realtà, riferirla e denunciarla senza nessun tipo di filtro.

Lettere dalla trincea
Lorenzo Viani, Fante in riposo, 1917, nerofumo di candela su cartolina postale

Il soldato scrive di trovarsi vicino a Gorizia, che non si può più avanzare e che ciò che vede dalla trincea è la montagna colma di cadaveri, la terra «ingrassata» del sangue e della carne umana. I soldati sono costretti ad andare all’assalto, per ogni esitazione la punizione è l’immediata fucilazione ad opera dei loro stessi  superiori. I soldati non si sono potuti lavare per 64 giorni, si muore in una guerra dove per conquistare «20 metri fino a 50 al di più» si subiscono innumerevoli perdite umane… Mentre i giornali nazionali divulgano notizie rassicuranti sulla vita di trincea e sul trattamento del soldato.
Le lettere sono indirizzate a familiari, amici, anche a Sindaci, a compagni di partito. In una indirizzata alla propria amata – si apre con «Idolo mio» – si narra di soldati (italiani) che hanno «oltragiata una ragazza quatordicenne» sino a farla morire.
I censori davanti alle parole di realtà reagiscono con rabbiose sottolineature rosse e blu.
Le lettere censurate sono la rappresentazione senza orpelli, le finestre di verità – dalla battaglia e dalla trincea – della Grande guerra. Monito e insegnamento ai posteri, sono insieme veri e propri atti di coraggio. Una volta intercettate e censurate, queste missive vengono mandate al Tribunale Supremo militare. Se ne individuano gli autori, si apre il processo che porterà alle inesorabili punizioni dello Stato.


 

 

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Zona di guerra, Oslavia 2 febbraio 916

Mio Caro Compagno
…Voi non potete immagginare la brutalita che ci ussa sotto le armi il giorno scorso meso sono stato fucilato  tre italiani dai nostri fratelli di italia per l’onore di Vittorie emmanuele Re di Italia. Vigliachi anno impiantata la Guerra per distrucere il popolo e il popolo con le armi in mano si fà massagrare e non risento nulla io mia appello ai miei Cari che io ò trovato il mezo di potermi salvare il mezo e quello di farmi rinchiudere nelle scure priggioni… quindi noi cia affidiamo avoi che quando sara il giorno della pace di vendicarvi dei vostri fratelli che vivevano nelle scure priggione altri mezzi non si possono addopperare per salvare la vitta durante la vita borghese mio fato sempre onore e oggi mi tocca fare il boia à nò io per sino a questo momento non ò avuto mai il coraggio disparare a unaltro uomo come me e non avro mai coraggi chie crede che gli austriaci siano lore nemici che vengano a ucciderli che io non le voglio ucciderli io in prima linea per sino a questo momento non ci sono mai stato […] Caro i nostri superiore usano tutti i mezi che possono addoperare per condure una Compagnia al macello quanto la Compagnia e ditruta il Collonnello è premiato con la midaglia d’ore e passera Magg. Generale e poi mantano le circolare chi more per la Patria e Vessuto assai ville e vigliachi io mi tro a loslavia dove ci sono migliaia e migliaia di morti e di ferito che cercano auto (aiuto n.d.a) e non si possono autare perche perche si more senza altro. Ora è uscito unaltro legge che si tolgono le cinquanta centesimo che ci davano quando fa una piccola manganza […] dicono che noi saremo Vittoriosi perché per dare una buona avvenire ai nostri figli i villi mentre io moio e mia moglie sarra posseduta da chi dai signore ò dai preti per la necessita del pane che macello sara certo il governo  mi onore e scrivetemi.

 


 

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Zona di guerra 1-8-16 ore 17

Idolo mio,
…Elisa mia, ora sono alla vigiglia della partenza, domani sera presso ha pocco ha questa ora saremo in viaggio o pocco dopo…parto contento non però per il settore perché lo conosco troppo bene, ma perché è già 9 mesi che non combatto, e se un altra pallottola così inteligente mi dovesse colpire anche prima che dovessi entrare in trincea, sarebbe ora presente l’unica mi consolazione. Vedi Elisa mia atualmente cosa si desidera, il male, per essere salvi e scampi dai gravi pericoli, e essere liberi dai grandi disagi che conduce una guerra di cosi grande durata e dificoltosa anche per i grandi comandanti nel trasportare grandi masse di soldati. Se tu pure fossi ha casa potresti farti una idea di questa guerra, […] ci sono truppe di ogni specie, ospedali militari ne sono parecchi. Pei paesi più piccoli come S. Fior di Sotto, e Vazzola, ci sono numerose truppe, quasi tutti meridionali che ai nostri citadini non garbano tanto, e oggigiorno ancor meno, per un fatto che successe ha S. Fior di Sotto che adesso ti raconterò. Una sera, o meglio dire una notte, fu oltragiata una ragazza quatordicenne dai soldati. Dopo di aver fatto scempio del suo corpo per tutta la notte, forse in parecchi, la lasciarono al mattino morente, ritrovata fu trasportata d’urgenza all’ospedale per il pronto socorso, ma la poverina aveva troppo soferto, e morirono dopo poche ore.
[…] Ciao mio solo conforto in questo momento di trepidezza amami sempre ch’io ti sono fedele fino alla morte. I baci che possa dare ha te da un cuore innamorato e i miei.


 

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Dal fronte lì 30/7/916

Egreggio Signor Sindaco
[…] Il nostro 61 dopo ben otto volte di attacco riuscì a falire per il suo grande smercio di carne macelata del nostro governo contrabandata sulla credulta dei nostri internazzionalisti.  Il nostro 162 pure, dopo undici volte di contratacco, falì per la sua grande macelazzione.  Il nostro  quarto Alpini e un grande macelaio che fornisce anche l’Austria e la Germania di contrabando dai nostri giornali.  Il settimo Bersaglieri benche sprovvisto di munizzioni riuscì a rippiegare sul Altipiano diffendendoci fino coi sassi. E poi le nostre Artiglierie non anno potuto sparare neanche un colpo per sprovista di munizioni ma pero bene sprovvisti di dinamite son state fatte saltare in aria.
Dunque io approvo che il pianto internazzionale  e ipocrisia. E la più e vera e vergognosa ipocrisia e il farsi credere cultori darte veder versare torrenti d’indignazzione per una pittura fiamminga, per un Cristo spirante su una tela, per la distruzzione di una facciata duna chiesa al Musaico, per un altare alla rococò, e non sentire dolore per quelli che muiono la davanti alle trincee squartati e sventrati dalle bombe nemiche, non sentire dolore per quelli che muoiono di freddo e di miseria, per i bimbi senza pane, e per i genitori sul lastrico della miseria? Brucino le vergine dipinte, al diavolo le sedi governali, i Papiri del san’ Scritto, sono le vite umane che bisogna salvare, sono le lagrime umane che bisogna asciugare, sono le vite e i corpi umani che bisogna aiutare.
Vi saluto caro Antonio vi prego questa lettera fatela leggere a tutti quelli che ascoltano i giornali. Vi discorerò dopo più a lungo.

Lettere dalla trincea
Posta da casa in trincea

Lettere dalla trincea Lettere dalla trincea

Zona di guerra lì 5-3-916

…Amico caro 12 giorni, ch io miritrovo in trincea; inquesto fratempo neo dovuto provare di tutti i colori. Qui da noi a cominciatto la pioggia il 22 antecedente febbraio che noi abbiamo dovuto salire queste penose coline, è ancora continua senssa smettere più di unora di essere sotto a questa acqua che ci domina il passo […] Il mio Plotone, comandato da un ufficialle, sottotenente abbiamo posizione davanti una trincea chiamata di nome Ipislan, lontano non più di 10 metri dal nemico. Il comandante del Battaglione a cominciatto a dire ancora dal primo giorno che vuolle recuperare codesta, trincea facendo andare fuori dalla trincea la mia compagnià. Ma prima di questo mandare una pattuglia di esplorazione. La quale patuglia doveva essere comandata da un ufficialle ed un caporale Maggiore, ne ufficialli e ne Caporali magg. non estato ne suno volontario, quindi ano fatto il sortegio ieri serra, e a sembrato un caso distinato al primo ad’essere sortigiatto di tutti i graduati sono stato io, nel sortegio delli ufficialli e stato il Tenente del mio Plotone; in quel momento di dolore i miei compagni con le lagrime scorenti dalle mie gota, precipitando in undiroto  pianto, unito ai compagni presenti sapendo d’essere sicuro di andare alla morte.
In questi pochi istanti mi sento stringere, ed’era il mio tenente comandate alle stesse pene senza mottivo. E li piangieme tutti due incoragiatti dai nostri compagni, ma era innutile le lacrime versate.
In unistante il mio tenente di natura nervoso a comminciatto impazire fino ache fummediattamente trasportato allo spedale. Inquesta sua pazzia non faceva che chiamare il mio nome e di seguirlo alla tomba, il comandante di battaglione vedendo questa confusione e a costatato il mottivo a sciolto questa patuglia immediattamente cosi viene ancora mia salvezza. Ti prego Ettore caro di non fidarti se nonche siano giunte segrete. Spero che non farai palese, sai bene quante ritorsioni ci sono perqueste notizie. Salute a tutti lì amici, e mi babbo.

Firmato lamico indimenticabile
Beppe Baci…
Addio alla fortuna


 

Lettere dalla trincea

 

Il 20-3-1916  

Caro padre vengo conqueste duerige perfarti sapere cheio stobene è cosi spero chesia anche divoi tuttidifamigli tifacio sapere che il giorno 19 sonovenuto inriposo oricevuto latualetera intrincea eointeso tutto io otrovato di scrivere perche intrincela miso restato sensa carta e perquesto mio tardato di scrivere […] Caro padre tifaccio sapere chedoveva andare alla salto main veceno siamo dati nisuno […] tutto il Regg.to dinosaltare nisuno perche quelli chesaltava fora noi limasa imo. e perquesto noi nonbiamo fato lavansata […]siamo tutti vacordo di nofare piu vansate […]  Vifaccio sapere cheil Regg.to 13 e 14 isoldati ano copato uncolonelo e unmagiore è uncapitano ferito e poi liano butati infiume isiano masata perche i soldati novolevano dare in trincela.e cosi medico che basta anche il 124 perche noi abiamo unapatata madiquelle crande celioficiali cheiano paura delli soldati chelirivolta perche sesivolta delli soldati noidicemiga quando cheta vega lui subito sinesta lasciabola e simpianta sulapansa e nosischersa qui a noi siamo venuti per masare è perfare masare dunque questo e nostro mistiero. altro nomilungo chedisalutarvi tutti vidono milioni di baci a tutti.[…]
Adio da Gino