Toulouse Lautrec,
luci e ombre di Montmartre

1197

Si può raccontare un’epoca in molti modi. Henry de Toulouse Lautrec ha fatto la cronaca del suo tempo attraverso il disegno, i quadri, i manifesti. A un livello di acume, attenzione e curiosità al mondo da guardarlo oggi come un testimone insostituibile della Parigi fine Ottocento. Parigi, allora capitale del mondo, città dove tutto nasce, dal cinema alla moda, città-esperienza di scrittori, artisti e rifugiati politici dove i caffè chantant lanciano nuovi balli, le ‘case chiuse’ di lusso accolgono i reali di mezzo mondo. La moda è il vero traino e il boa di struzzo della Clownesse assise (1896) o la vita strizzata e le maniche a sbuffo di Marcelle Lender dansant (1893) saranno ripresi un secolo dopo  da Galliano, Dior, Moschino…Lautrec registra ogni dettaglio con un occhio a Degas e uno alle stampe giapponesi. Disegna ballerine, danzatori, ragazze di vita e signori in marsina; sono locandine teatrali o di caffé chantant, personaggi equivoci e notturni, amici ideali del conte di

Aristide Bruant
Aristide Bruant

Toulouse Lautrec. La moda, ancora. Le calze nere con giarrettiera della Femme tirant son bas (1894) sono d’obbligo, anche se il più delle volte Lautrec le disegna sui corpi delle prostitute nella splendida serie in mostra Elles. Di tutt’altro segno le lunghe calze nere del can-can quando le indossa un diva del palcoscenico come Jane Avril. Jane, inglese, colta, adorata da Lautrec che la ritrae molte volte, ha un corpo minuto e scattante, la sua naturale eleganza, Le divan japonaise (1893), è sottolineata da abiti neri accollati e piccoli cappelli allacciati sotto il mento. Lautrec la vede “come una piuma nel vento”. Un’amica di Jane Avril è May Milton, bionda, americana. Lautrec l’accompagna spesso all’Irish and American Bar di Rue Royale. Andrà anche a vedere il suo spettacolo molte volte per disegnare il bellissimo manifesto May Milton del 1895, destinato a un tour negli Stati Uniti e mai appeso ai muri di Parigi. Abito ampio e chiaro, maniche a sbuffo e un’aria da collegiale che fa la sua parte. Altra immagine femminile di straordinaria eleganza è Misia Natanson, influente moglie del potente editore della Revue Blanche. Rivista alla moda di cui Lautrec disegna le copertine, compresa la prima dell’89 dove la bella Misia (amore infelice, ancora una volta, di Lautrec) sta pattinando sul ghiaccio. Copertine e manifesti sono istantanee di vita tarate per fare colpo sul pubblico. Dove Lautrec è attento alle sfumature di carattere è nei ritratti a olio, di cui in mostra si vedono alcuni magnifici esempi come per quello di Aristide Bruant, cantante e “fine dicitore” talmente famoso che Lautrec potrà permettersi di disegnarlo di schiena (sempre con la scirpa rossa, però). Dei ritratti, in appendice al catalogo che è dedicato formalmente all’opera grafica, si leggono ottime, esaurienti schede. Il capitolo più incisivo e umanamente ricco è quello delle prostitute. Il ciclo Elles è dedicato, si sa, alle ragazze delle case chiuse. Lautrec vede in questo mondo una sorta di famiglia, tratta le ragazze con tenerezza, se posano un’ora paga l’intera giornata e loro ricambiano con mazzi di violette. Ne registra anche gli aspetti sordidi, le vecchie tenutarie, personaggi da film espressionista. Ma è stanco, l’alcool le droghe, la sifilide. Nel 1901 si ritira nel castello dove ancora abita la vecchia amatissima madre. Morente, non perde ironia: vede il padre, personaggio distruttivo, una vita spesa tra donne e cavalli, che non sapendo che fare al capezzale del figlio tenta di fiondare una mosca col laccio delle scarpe, lui commenta «Le vieux con!»