Fondazione Prada

Milano, largo Isarco 2. Orari: dom-giov 11-19; ven-sab 11-22. Chiuso martedì. info 0039 02 56662612 visit.milano@fondazioneprada.org

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Milano. Fondazione Prada, esterno
Milano. Fondazione Prada, esterno

Una zona a sud di Milano verso l’Autostrada del Sole e l’antica  via Emilia, dove c’era una volta la stazione ferroviaria di Porta Romana – ancora i cartelli indicatori e i bassi edifici in cemento delle rimesse. Terra abbandonata, erbacce, pochi alberelli intricati di verde. Era zona di fabbriche, e ancora i grandi casermoni operai, il trani, il biciclettaio, il meccanico, la trattoria cinese – wonton (ravioli) a volontà. Qui Miuccia Prada – griffe internazionale della moda, imprenditrice, collezionista di contemporaneo – acquista 19.000 metri quadrati di terreno incolto. Chiama Rem Koolhaas,  archistar con pluralità di interessi (cinema e teatro) specializzato in materiali innovativi e gli commissiona un centro per l’arte contemporanea riutilizzando una distilleria del 1910 in disuso. Ecco allora uno spazio tra i più belli, aperti, funzionali che si siano visti fino ad oggi in Europa e non solo. Il progetto dello studio OMA di Koolhaas, che ha sede centrale a Rotterdam, non è del tutto completato, ma la Fondazione si è aperta da molti mesi perché fosse visitabile durante l’Expo. Sembra improprio, ma il termine più adeguato per dire di questo nuovo polo per l’arte è ‘accogliente’. Si entra liberamente, si passeggia, ci si ferma a chiacchierare su comode sedie sotto gli alberi, si va a prendere un caffè nel divertente bar ideato dal regista americano di Gran Budapest Hotel (2014) Wes Anderson, che si è rifatto alla Milano anni ’50 con sedie e ripiani di formica in orridi colori pastello, disegni della Galleria sulle pareti e un paio dei mitici jukeboks che urlavano il primo Celentano. Poi ci si tuffa nel contemporaneo, passando davanti allo spazio bambini e alla libreria. L’accessibilità anche per persone con problemi è massima, niente porte rigide e tragitto in piano. I biglietti sono gratuiti al di sotto dei 18 e oltre i 65, le ragazze che guidano nei padiglioni, obbligatoriamente gentili, sono preparate. Emblematica la mostra d’apertura nel Podium: è dedicata al rapporto tra l’immagine originale della statuaria greca e le copie che conosciamo (anzi, conosciamo solo copie). Mostra studiata da Salvatore Settis, gran colpo snobistico per inaugurare una collezione contemporanea e guide o laureate in archeologia o in arte antica. Ma la qualità complessiva è insita nella stessa struttura architettonica della Fondazione dove non c’è prevalenza di un elemento ma fusione tra conservazione e ideazione, edifici della vecchia distilleria e tre nuovi elementi – Torre, Cisterna, Podium –  che si rispondono nello spazio senza contrasto. Corpi orizzontali e corpi verticali; alto e basso; chiuso e aperto; chiaro e scuro. Il tutto interpretato attraverso materiali tecnologicamente avanzati come la schiuma di alluminio che sembra cemento ma è più leggera e più duratura, c’è anche il legno a vista, come la calda pavimentazione in entrata. Le mostre? Alcune temporanee, ma anche installazioni specifiche (Robert Gober e Louise Borgeois nella Haunted House) e soprattutto ‘An Introduction’, cuore emotivo e strategico della Fondazione,  collezione di Miuccia Prada e del marito Patrizio Bertelli, dove Fontana e Burri, Kline e Accardi e tutto il meglio del contemporaneo sono appesi fitti a parete in un’unica sala, come erano nell’Italia del Seicento le quadrerie dei principi.

Milano. Fondazione Prada, interno
Milano. Fondazione Prada, interno