La Rete ci cattura

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Anche Byung-Chul Han, coreano, è di formazione tedesca. I suoi libri hanno successo per l’agilità argomentativa e la scrittura letteraria ed elegantemente apodittica (esplicito il suo debito con Heidegger – poco compatibile, certo, col DNA francofortese…). Ma non è un pensatore superficiale. È lui, anzi, a porre l’interrogativo-chiave. Se, come scrive in Nello sciame. Visioni del digitale (traduzione di Federica Buongiorno, nottetempo, pp. 105, € 12), nel tempo dei social network viviamo sotto un ‘diktat della trasparenza’ capace di condizionare anche scelte politiche decisive (si ricorderà per esempio l’impasse che, nel 2013, ha condotto una seconda volta al Quirinale Giorgio Napolitano) si dovrà concordare con Hartmut Rosa: “l’accelerazione sociale è divenuta una forma totalitaria”. Ma allora quali sono le forze che hanno ristrutturato la nostra società in senso oppressivo? Chi è il führer invisibile al quale, senza accorgercene, obbediamo? È vero, oggi che ci crediamo liberi da tutto, e con tutto connessi, siamo molto più soli ed eterodiretti di un tempo; insetti ciechi nello sciame, dice Han. Ma chi ci ha diviso, chi impera dunque su di noi? Un marxista classico additerebbe le big companies digitali, che si arricchiscono a ogni “mi piace” che regaliamo all’amico con la foto della pizza che sta per addentare. Ma identificare il Grande Vecchio, o il Mago di Oz, nel signor Zukerberg di turno sarebbe tanto consolante quanto ineffettuale. Il vero arcanum imperii è che lo sfruttamento non è dell’Impero sulla Moltitudine, ma della Moltitudine su se stessa: “oggi ciascuno sfrutta se stesso pur credendosi libero”, “big brother e prigioniero allo stesso tempo”. Non lo dice Han (che discute però Carl Schmitt, suo storico interprete), ma la sua visione ricorda quella del Leviatano di Hobbes. Dando così un giro di vite alla diagnosi di Michel Foucault: “il panottico digitale non è una società della trasparenza biopolitica […]: al posto del biopotere subentra lo psicopotere”: ben più efficace del precedente “in quanto sorveglia, controlla e influenza gli uomini non dall’esterno ma dall’interno”.