La Rete ci tortura

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Da qualche anno viene studiato con attenzione un uccello migratore, il passero dalla corona bianca, in grado di volare dall’Alaska al Messico, per un’intera settimana, senza mai riposarsi. L’Agenzia per le Ricerche Avanzate del Pentagono (quella che negli anni ’50 creò ARPANET, il progenitore del web) spera così di far combattere i soldati quindici giorni senza interruzione. Risale a qualche tempo prima il progetto di satelliti-specchio che, riflettendo la luce solare, illuminino a giorno aree destinate alla produzione continua. Due esempi della guerra che, spiega Jonathan Crary in 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno (traduzione di Mario Vigiak, Einaudi, pp. 134, € 18), viene condotta al sonno: unica, silenziosa opposizione al “furto di tempo che il sistema capitalistico compie ai nostri danni”. Un tempo 24/7 – piatto e indifferenziato come quello dei grandi centri commerciali – è, sempre più, quello in cui viviamo. Una guerra in corso da un pezzo: il riposo medio agli inizi del ’900 era di dieci ore, qualche decennio fa era sceso a otto, e ora si aggira sulle sei ore e mezza… Quella che Deleuze definiva “società di controllo”, dice Crary, mette a frutto la nostra attenzione. Del resto la privazione del sonno è la tortura più usata sui prigionieri post-11 settembre: con effetti simili a quelli (ricordati da Han) dell’IFS, “la patologia psichica causata da un eccesso di informazioni”. La tradizione critica francofortese (si pensi a Benjamin) ha insistito sul risveglio, piuttosto, come insorgenza contro le forme del dominio. Ma il pericolo è piuttosto quel semisonnambulismo indotto dall’insonnia prolungata, che Guy Debord chiamava “autismo generalizzato”. Crary, eccellente studioso di visual studies alla Columbia, analizza classici del cinema come Psycho, Solaris e La Jetée; ma forse l’esempio più calzante è Insomnia, di Christopher Nolan (2002): dove Al Pacino è un ambiguo detective che, nel corso di un’indagine in Alaska, è messo in crisi dalla luce dell’estate artica. Alla fine evita che la sua aiutante cancelli una prova che lo potrà incriminare, e le dice: «Non smarrire la strada, e ora lasciami dormire un po’».